L'assurda discriminazione subita dai docenti delle scuole non statali è figlia di una cultura avversa al privato e alla sua presenza pubblica
(Foto Ansa)
Abbiamo appena votato per un referendum. E io ne avrei uno da proporre, se fossi ministro dell’Istruzione (magari per la prossima legislatura ci facciamo un pensierino, Valditara?). Andrei a ritoccare l’articolo 33 della Costituzione, per sanare una delle più lampanti ingiustizie cui quotidianamente ci proniamo con troppo labili proteste: quella vissuta dagli studenti delle scuole paritarie, dai loro genitori e dai loro docenti.
L’articolo 33 recita: «Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato». È il punto che la legge 62/2000 ha integrato, creando le scuole paritarie e stabilendo anche per esse un contributo statale, poiché svolgenti un servizio pubblico, purché adeguino i programmi alle direttive statali e arruolino docenti abilitati dallo Stato.
Parliamo di soldi
Bisogna ringraziare il governo in carica, poiché per merito suo tale contributo ha raggiunto i massimi storici, con quasi 600 milioni di euro stanziati per l’ann...
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