Stamina, sia reso pubblico il protocollo. «Cosa c’è nel materiale tenuto segreto oggi?»

Non è possibile che siano i tribunali a gestire la vicenda. Il professor Bianco chiede al ministro di rendere pubblico il metodo e i rilievi della Commissione che l’ha bocciato

Ha ragione il Corriere della Sera a scrivere oggi che «sono i tribunali a gestire Stamina». Il problema è che questo non dovrebbe accadere se presumiamo di vivere in un paese normale dove su un metodo di cura è più probabile che siano degli scienziati (e non dei giudici) a dirci se è efficace o meno. Appunto, se vivessimo in un paese normale. Ma, visto che in Italia pare abbiano più ascolto le opinioni delle Iene, Fiorello e Celentano, è accaduto che, come racconta sempre il quotidiano milanese, «i giudici dell’Aquila hanno dato ragione ai genitori di Noemi, 18 mesi, che hanno lottato affinché non le fosse negato quel trattamento. Noemi è malata di Sma di tipo 1, l’atrofia muscolare scheletrica». La famiglia, che era stata ricevuta anche da papa Francesco (in un servizio strumentalizzato per bene della Iene), è contenta e pare non avere dubbi sulla bontà del metodo Stamina. Questo sebbene, come dichiara il direttore della clinica di Chieti, Franco Chiarelli, «ho detto loro che questo metodo non è scientifico».
I giudici dell’Aquila hanno così disposto l’immediata somministrazione delle staminali. L’infusione potrebbe essere fatta anche oggi.

LA RICHIESTA DI BIANCO. Sul Corriere appare anche una lettera di Paolo Bianco (leggi qui l’intervista a tempi.it), direttore del laboratorio di cellule staminali alla Sapienzache chiede che il ministro Beatrice Lorenzin renda noto il protocollo Stamina e i rilievi della Commissione che l’ha bocciato. Sia il metodo sia i rilievi della Commissione, infatti, sono coperti da segreto, ma ora Bianco, in nome della «chiarezza» chiede siano resi noti in modo da fugare ogni dubbio. Scrive Bianco: «Il caso in questione è particolare. Le sperimentazioni di nuove terapie, infatti, sono di norma finanziate da privati e ammettono il diritto alla riservatezza su quanto di originale, nella terapia proposta, configuri una proprietà intellettuale. Nel caso Stamina, però, la sperimentazione in questione non sarebbe finanziata da un privato, ma dallo Stato; è lo Stato, in ultima analisi, proponente sperimentatore e sponsor; ed è scopo dello Stato la chiarezza e l’informazione del pubblico. È proprio per questo che il Parlamento ha promosso per il “metodo Stamina” una sperimentazione, che comprende necessariamente la valutazione del metodo, e può esaurirsi con una valutazione di inadeguatezza dello stesso».

LA RISPOSTA DI LORENZIN. Ecco quindi la sfida proposta da Bianco: «Cosa c’è nel materiale tenuto segreto oggi?», chiede. «Del resto – nota -, le domande di brevetto del “metodo” Stamina, non accolte, sono state pubblicate dall’ufficio brevetti americano. Contenevano procedure e dati non originali e non brevettabili, e in alcuni casi, secondo quanto la rivista Nature ha riportato in luglio, materia identificabile come proprietà intellettuale di altri». Quindi il ministro renda noto il protocollo perché «ha molte ragioni per farlo. Tra queste, l’interferenza di interessi commerciali che lo Stato non può anteporre all’interesse pubblico».
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha lanciato un appello al presidente di Stamina Foundation, Davide Vannoni: «Credo che sarebbe opportuno, da parte di Stamina, rendere pubblico il metodo». Lorenzin ha proseguito: «Io avrei voluto pubblicare immediatamente tutto, perché c’è voglia da parte di tutti di poter sapere di cosa si tratta veramente. Io non posso pubblicarli, perché il ministero è vincolato alla riservatezza. Ho consultato il nostro ufficio legale ma mi hanno risposto appunto che siamo vincolati alla segretezza».