Spotify racconta la verità sulle royalties agli artisti

Il leader dello streaming musicale dice che Spotify è un ottimo mezzo per combattere la pirateria, visto che gli abbonati sono disposti a pagare per ascoltare musica di qualità

Basta polemiche. Spotify, il grande servizio musicale, ha deciso di rispondere alle polemiche relative al pagamento dei diritti degli artisti. Secondo molti rappresentanti illustri della scena musicale, Thom Yorke dei Radiohead in primis, la società non pagherebbe a sufficienza gli artisti, incassando invece tantissimo sulle pubblicità. L’azienda di Daniel Ek, invece, ha deciso che non vuole nascondere nulla, e pubblica così gli introiti.

0,006 CENTESIMI A CANZONE. Innanzi tutto il fatturato dell’azienda è ancora in perdita, visto che Spotifyè solo in parte a pagamento. Forse infatti si sta pensando di aumentare l’abbonamento agli utenti, che utilizzano lo streaming su dispositivi cellulari o mobili, e che ora pagano 10 euro al mese. Inoltre Spotify ci tiene a spiegare che lo scorso anno ha versato 500 milioni di dollari in royalty. Cioè, ogni volta che un brano viene suonato, Spotify deve versare all’artista 0,006 dollari. Una cifra infinitesimale, cehe diventa grande solo se si pensa al numero vastissimo di utenti che utilizzano Spotify. Il merito che Spotify si prende è invece la lotta contro la pirateria. Grazie agli abbonamenti allo streaming, si sta cominciando a rieducare le persone a pagare volentieri per ascoltare musica in alta definizione e di buona qualità, piuttosto che scaricare illegalmente.