Spazzacorrotti spazza Bonafede

La Corte Costituzionale boccia la riforma voluta dal ministro grillino, un obbrobrio giuridico anticostituzionale

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede

Occhio, la spazzacorrotti è incostituzionale. Ridotto dall’osso è questo il senso del discorso che ieri l’avvocato della Stato Massimo Giannuzzi ha pronunciato in Corte costituzionale. E oggi la Consulta gli ha dato ragione:
l’applicazione retroattiva della legge è illegittima.

L’orgoglio di Grillo

Come dicevamo, questa mattina tutti i quotidiani – Fatto compreso, che poi s’esercita in un ghirigori di frasi per depotenziarne il contenuto – parlano di «sorpresa», «schiaffo clamoroso», «bocciatura senza appello». «All’oscuro del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede», scrive tra l’altro il giornale di Marco Travaglio sottolineando la sorpresa di un partito che proprio di questa legge ha fatto il suo fiore all’occhiello. Mai dimenticare, infatti, che Beppe Grillo la rivendicò come la punta di diamante dell’azione politica pentastellata, perché aveva mandato in carcere l’ultrasettantenne Roberto Formigoni.

Così scrisse Grillo sul suo blog:

«Vogliono anestetizzarci tutti per liberare la loro regina rinchiusa nella torre: Formigoni. Abbiamo fatto la prima legge vera contro i corrotti e i corruttori».

Non c’è solo il caso Formigoni

Che la spazzacorrotti sia un pasticcio, Tempi, come molti altri giornali italiani, lo scrive da mesi. Lo scriviamo noi, lo dicono insigni studiosi (come il professor Luciano Eusebi o Vittorio Manes) ora anche Giannuzzi che per il ruolo che ricopre, in teoria, dovrebbe difendere tutte le leggi dello Stato e, invece, essendo palese che qualcosa nelle norma grillina non vada bene, chiede alla Consulta di intervenire. E ora anche la Corte costituzionale mette una pietra tombale sulla riforma grillina.

Siamo di fronte anche a un record: diciassette tribunali e corti hanno sollevato questioni di legittimità costituzionale della norma. Insomma, non c’è solo il caso Formigoni.

Bocciatura senza appello

Giannuzzi denuncia ciò che in molti scrivono da tempo. Poiché la legge equipara i reati contro la pubblica amministrazione a quelli di mafia, terrorismo e droga, essa non prevede la possibilità di accedere alle misure alternative (e già questo è un obbrobrio). In più, essa è stata applicata retroattivamente e questo non si può fare. Giannuzzi, osserva il Corriere, «non chiede alla Corte di cancellare la norma; sollecita piuttosto una “sentenza interpretativa” che rigetti l’eccezione di incostituzionalità ma ribadisca la lettura costituzionale che vieta l’irretroattività della nuova legge».

Il punto, nota giustamente il quotidiano di via Solferino, è che «la sostanza non cambia: l’avvocato dello Stato boccia senza appello quel pezzo della spazzacorrotti, e allo stesso tempo il governo che l’aveva proposta e il Parlamento che l’ha approvata senza preoccuparsi delle violazioni che conteneva in sé».

Perché è una pessima legge

Sul Riformista, il direttore Piero Sansonetti tira le fila del discorso:

«Perché la spazzacorrotti è una pessima legge? Per tre ragioni. La prima è abbastanza evidente. Equiparare un reato, anche piccolo, di corruzione, a un reato di mafia, è un atto evidente di insolenza e di sfida a tanta gente che ha dedicato la vita a capire e a combattere la mafia. Penso sempre a Falcone e a tanti che lavorarono con lui, e impiegarono anni, e tanta della loro credibilità, per spiegarci cosa fosse la mafia, come funzionasse, quanto e perché fosse pericolosa. Poi sono arrivati questi ragazzi a 5 Stelle e hanno deciso che mafia o traffico di influenze sono la stessa cosa.
Seconda ragione. Proclamare una nuova gerarchia di reati nella quale abuso d’ufficio è molto più grave di stupro è qualcosa di orribile, di atroce, che può provocare – anzi, che provoca – una ferita difficile da rimarginare nel senso comune.
Terza ragione, ma questa è più complessa e non riguarda i 5 Stelle ma chi ha governato prima di loro e ha aperto loro la strada: la giustizia, in un vero Stato di diritto, è uguale per tutti. Ci sono i reati più gravi e quelli meno gravi, ma ci dovrebbe essere un solo binario della giustizia. Il doppio binario è uno sgarro anche alla ragionevolezza. Sia il doppio binario nelle procedure e nei metodi di indagine, sia il doppio binario nelle punizioni. Riusciremo mai ad abolire questa anomalia? Intanto noi proviamo a chiederlo. E facciamo scandalo».

Articolo aggiornato alle 14.50 – Foto Ansa