La Spagna chiude la scorciatoia Ucraina per i “turisti” dell’utero in affitto

In Italia il ddl contro il turismo procreativo. In Spagna la stretta verso le coppie che puntano all’Est Europa per la maternità surrogata. Qualcosa si muove contro la nuova schiavitù

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Maternità surrogata

Dalla Spagna all’Italia, dopo tante dichiarazioni di principio e pochi fatti, qualcosa di concreto sembra muoversi tra le file di chi si oppone alla maternità surrogata. E almeno per qualche giorno la battaglia vede unirsi un inedito fronte trasversale oltreché transnazionale: dall’Italia alla Spagna, da destra e da sinistra, prendono forma due tentativi di arginare il fenomeno del cosiddetto turismo procreativo, cioè la scappatoia di chi prova ad aggirare il divieto dell’utero in affitto, già in vigore in entrambi i paesi, ricorrendo alla pratica in uno stato estero.

Se in Italia è la Lega nella persona del senatore Simone Pillon a proporre al parlamento una legge ad hoc contro il “turismo” da utero in affitto, in Spagna è il governo socialista di Pedro Sánchez a dare un segnale eloquente. Martedì 19 febbraio, infatti, l’account Facebook ufficiale dell’ambasciata spagnola in Ucraina ha pubblicato un avviso inequivocabile.

Come spiega un articolo del País, l’Ucraina permette anche alle coppie straniere di accedere alla maternità surrogata nel proprio territorio, a condizione che tali coppie siano sposate, di sesso diverso e sterili. Lo Stato spagnolo scoraggia esplicitamente i viaggi in Ucraina a scopo “procreativo”; ciò nonostante, sono centinaia ogni anno i cittadini iberici che si recano nel paese dell’Est Europa in cerca di madri surrogate e figli.

Il post dell’ambasciata in sostanza avverte le coppie spagnole che non potranno più usufruire delle scorciatoie di fatto concesse finora ai “turisti della procreazione”.

«Anche se tutti i casi verranno analizzati singolarmente, in questa sezione consolare non si potranno autorizzare nuovi fascicoli di iscrizione di bambini nati tramite la tecnica di gestazione surrogata».

Il governo Sánchez considera il rifiuto dell’utero in affitto un «principio inalienabile», spiega El País. E l’avviso dell’ambasciata, dettato dal ministro della Giustizia Dolores Delgado, ha destato scalpore anche perché smentisce una direttiva inviata alle sedi diplomatiche dal suo stesso ministero poche ore prima. Direttiva di cui «non avevo conoscenza», ha detto Delgado, e che autorizzava le coppie spagnole a registrare presso l’ambasciata di Kiev i bambini nati in Ucraina da maternità surrogata, a patto che fossero provvisti di test del Dna a conferma del legame con almeno uno dei due.

Adesso quanto meno i viaggi a scopo di surrogazione saranno scoraggiati dalla prospettiva di attese burocratiche più lunghe e alcune limitazioni. Come spiega sempre El País, infatti, i figli nati da utero in affitto dovranno prima accedere alla cittadinanza ucraina, per ottenere la quale possono servire fino a tre mesi di tempo, dopo di che Kiev rilascerà per loro un passaporto per viaggiare all’estero che però prevede restrizioni in caso di viaggi al di fuori della Spagna. Per avere un passaporto spagnolo, poi, serviranno altri mesi se non anni.

Quanto all’Italia, come hanno reso noto giornali e agenzie nei giorni scorsi, il disegno di legge presentato a Palazzo Madama dal senatore Pillon intende porre fine alla pratica dell’utero in affitto rendendola perseguibile anche nel caso in cui sia eseguita da italiani in un paese estero. Non a caso il ddl si intitola “Disposizioni contro il turismo riproduttivo”. Il testo prevede reclusione da tre a sei anni e multa da 800 mila a un milione di euro nei confronti di «chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità». Nei tre articoli che compongono la norma si conferma anche «in via definitiva il già sussistente divieto di iscrizione o trascrizione di atti di nascita dai quali risultino due padri o due madri».

Foto maternità surrogata da Shutterstock

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