Come è sottotono questo Milan-Juventus di Serie A

Di Sandro Bocchio
25 Aprile 2026
Più cerotti che certezze per una sfida che una volta decideva il titolo e oggi solo un posto in Champions in un campionato sempre meno ricco. Basteranno i due toscani in panchina?
L’allenatore del Milan, Massimiliano Allegri (a sinistra), e l’allenatore della Juventus, Luciano Spalletti, si sfidano domenica sera a San Siro (foto Ansa)
L’allenatore del Milan, Massimiliano Allegri (a sinistra), e l’allenatore della Juventus, Luciano Spalletti, si sfidano domenica sera a San Siro (foto Ansa)

Domenica 19 aprile Manchester City e Arsenal, alti profili del calcio inglese, si affrontavano all’Etihad Stadium: in palio tre punti decisivi per la corsa al titolo in Premier League. Domenica 26 aprile Milan e Juventus, alti profili del calcio italiano, si incrociano a San Siro: in palio tre punti per insidiare il secondo posto del Napoli, visto che l’Inter ha ampiamente messo le mani sul ventunesimo scudetto. E questo fa tutta la differenza del mondo.

Due squadre abituate un tempo a primeggiare in Italia e in Europa, oggi guardano le altre vincere, accontentandosi delle briciole che offrono le competizioni nazionali. Il Milan ha vinto l’ultimo campionato nel 2022, la Juventus due anni prima. Il Milan ha sollevato l’ultimo trofeo nel 2024 (Supercoppa italiana), come la Juventus (Coppa Italia). Le briciole, per l’appunto. Peggio ancora in Europa. L’ultima finale dei bianconeri in Champions League risale al 2017, per quella del Milan bisogna tornare indietro di altri dieci anni, in una competizione in cui proprio queste due squadre furono protagoniste dell’ultimo atto nel 2003 a Manchester (a Old Trafford, casa United), con vittoria rossonera ai rigori.

Quando Milan e Juventus dettavano i tempi al calcio italiano

Erano altri tempi, quelli. Milan e Juventus dettavano i tempi al calcio italiano: 6 scudetti rossoneri e 5 bianconeri dal 1992 al 2004, con le eccezioni di Lazio 2000 e Roma 2001. Da una parte, le ambizioni di Silvio Berlusconi, che aveva stravolto il mondo del pallone e quello della politica. Dall’altra, la lunghissima tradizione della famiglia Agnelli, abituata a primeggiare nel calcio e a dettare legge nei salotti buoni di industria ed economia. Poi, nel 2006, lo scossone Calciopoli ha regalato la prima retrocessione in B alla Juventus e ammaccato il Milan. Come detto, la rivincita sul Liverpool nel 2007 è stato l’ultimo segnale europeo.

I giocatori della Juventus esultano per un gol di Kenan Yildiz contro la Cremonese (foto Ansa)
I giocatori della Juventus esultano per un gol di Kenan Yildiz contro la Cremonese (foto Ansa)

Quindi il progressivo declinare, causato dal forzato disimpegno economico di Berlusconi, fino all’ancora oggi inspiegabile cessione del club al cinese Li Yonghong nel 2017. Meglio è andata alla Juventus, tornata a dettare legge con i nove scudetti consecutivi dal 2012 al 2020, ma di nuovo terremotata dal controverso caso plusvalenze, con le dimissioni del presidente Andrea Agnelli a fine 2022.

La difficoltà di trovare gli uomini giusti

Situazioni da cui entrambi i club hanno saputo ripartire, i rossoneri affidandosi alla svolta americana e i bianconeri alla continuità interna, con gli uomini di John Elkann. Una solidità nella proprietà cui hanno fatto da contrappunto le difficoltà nell’individuare gli uomini, dai dirigenti ai tecnici. Lungo l’elenco da proporre, parlando di direttori sportivi e allenatori. Una serie di scelte rinnegate e in fretta emendate, come la più sgangherata delle società provinciali. Basti vedere come il Milan non ebbe il coraggio di esonerare pubblicamente Paulo Fonseca, dopo il pareggio interno con la Roma. Oppure come la Juventus, in cui i tecnici non si cacciavano (quasi) mai, abbia esonerato nel giro di pochi mesi – e in due stagioni differenti – Thiago Motta e il suo sostituto Igor Tudor.

Luka Modrić e Adrien Rabiot parlano in campo durante Verona-Milan (foto Ansa)
Luka Modrić e Adrien Rabiot parlano in campo durante Verona-Milan (foto Ansa)

Due toscani in panchina e San Siro pieno per Milan-Juventus

Per ripartire si sono affidati a due toscani, distanti caratterialmente come possono essere un uomo di mare (Max Allegri) e uno di terra (Luciano Spalletti), ma accomunati dalla concretezza. Il primo è l’uomo che ha regalato l’ultimo scudetto a Berlusconi nel 2011 e l’ultimo titolo alla Juventus: la già citata Coppa Italia passata alla storia per il clamoroso sfogo del tecnico, prima in campo contro il ds Cristiano Giuntoli, quindi nel ventre dell’Olimpico, contro il direttore di Tuttosport, Guido Vaciago.

Il secondo è stato ripescato dai bianconeri dopo il flop con l’Italia, in memoria di quanto ben fatto in tempi recenti a Napoli. Hanno dovuto gestire squadre costruite male in passato, che pagano ancora clamorosi e costosi abbagli (Santiago Gimenez e Teun Koopmeiners su tutti), cui hanno cercato di rimediare i nuovi dirigenti, sia pure con alterne fortune: diversi ingressi dell’ultima estate non hanno convinto, per usare un eufemismo.

Più cerotti che certezze, per un Milan-Juventus che richiamerà il pubblico delle grandi occasioni a San Siro (e, a proposito, anche il nuovo stadio milanese è una delle incertezze su cui ragionare…). Gente innamorata della propria squadra, ma che si interroga su come sarà pianificato il futuro. Se è vero che la partecipazione alla prossima Champions è ormai una certezza acquisita, il problema sarà il modo in cui affrontarla, in un contesto che ci vede più spettatori che protagonisti di un calcio – quello degli altri – sempre più ricco.

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