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Sorondo insiste: controproducente dubitare dei progressi della Cina

aprile 5, 2018 Redazione

Il cancelliere della Pontificia accademia per le Scienze difende anche la (presunta) riforma del sistema delle donazioni di organi portata avanti dal regime comunista

Monsignor Marcelo Sánchez Sorondo, il presule argentino cancelliere della Pontificia accademia per le Scienze oltre che di quella per le Scienze sociali, a meno di due mesi di distanza dallo scandalo creato dalla sua definizione della Cina come la nazione che «in questo momento realizza meglio la dottrina sociale delle Chiesa», è tornato a prendere convintamente le difese del regime comunista di Pechino, nonostante il conclamato irrigidimento in corso nei confronti della libertà religiosa e della democrazia.

CRITICHE «MIOPI». Questa volta lo ha fatto con una lettera nella quale – secondo il Catholic Herald, che ha preso visione del testo – accredita la presunta riforma del sistema delle donazioni di organi annunciata nel 2015 dal partito comunista, ma ritenuta farlocca da diverse organizzazioni per i diritti umani. Nella stessa lettera Sorondo inoltre redarguisce come «miopi» le critiche in merito alla possibilità di un imminente accordo tra Cina e Vaticano, in virtù del quale il regime potrebbe vedersi riconosciuto da Roma un ruolo nelle nomine dei vescovi.

LA LETTERA APERTA. Il Catholic Herald spiega che la missiva in questione è la risposta di Sorondo a una precedente lettera aperta scritta dalla “International Coalition to End Transplant Abuse in China” e rivolta alla Pontificia accademia per le Scienze dopo che quest’ultima, il 12 e 13 marzo scorsi, ha invitato a Roma per una conferenza sul traffico di esseri umani Wang Haibo, il responsabile del sistema di distribuzione degli organi in Cina.

PRELIEVI FORZATI. Secondo l’organizzazione che si batte contro gli abusi del sistema delle donazioni di organi e dei trapianti in Cina, non bisogna credere ai proclami secondo cui la riforma introdotta da Pechino nel 2015 avrebbe posto fine alle barbare procedure portate avanti per decenni dalla sanità del regime comunista. Tra queste si annovera il prelievo forzato di organi ai condannati a morte, prassi che la riforma avrebbe dovuto interrompere ma che in realtà ha solo dissimulato, come ha raccontato all’epoca anche tempi.it.

ABUSI ORRENDI E MAI CONFESSATI. La International Coalition to End Transplant Abuse in China sostiene che il governo cinese non ha mai regolato veramente queste pratiche, che i dati a disposizione del pubblico sono «minimi e a volte contraddittori» e che la Cina «non ha mai riconosciuto l’esecuzione extragiudiziale dei prigionieri di coscienza allo scopo di prelevare loro gli organi». Ricordano gli autori alla Pontificia accademia delle Scienze e a monsignor Sorondo: «Gli orrendi abusi che sono stati ampiamente documentati e portati precedentemente alla vostra attenzione non possono essere ritenuti semplicemente un fatto del passato. E anche se lo fossero, i loro autori devono ancora essere portati davanti alla giustizia».

RIFORMA «A RISCHIO». A questa sorta di appello Sorondo però risponde che la Cina ha «portato a termine la riforma del sistema della donazione degli organi», e che mettere in dubbio le novità potrebbe essere controproducente. La Coalizione internazionale nella sua lettera smonta anche le rassicurazioni di Jiefu Huang, medico e ufficiale del governo comunista che “ha messo la faccia” nell’asserita rivoluzione. «Chi tenta di danneggiare il professor Jiefu Huang – è la replica di Sorondo virgolettata dal Catholic Herald – lo fa a rischio di danneggiare la guida della riforma».

UN NUOVO PROTAGONISTA MONDIALE. Il cancelliere della Pontificia accademia per le Scienze attacca anche i «gruppi politici ideologici» che tentano di ostacolare il rinnovato impegno del Vaticano nei rapporti con Pechino. Costoro per Sorondo «non vogliono capire che la Chiesa, le Nazioni Unite e i popoli della terra devono seguire l’evoluzione di un paese con una popolazione di 1,3 miliardi di persone e 31 milioni di cristiani, che sta diventando uno dei protagonisti del nuovo scenario mondiale che sta passando dall’Atlantico al Pacifico, così come si trasferì dal Mediterraneo all’Atlantico in passato».

Foto Ansa

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