Solo una cosa non si può perdonare a Madonna: i banali appelli anti-discriminazione

La maturità più dura per una popstar è quella dei contenuti, dove ci si sente in dovere di sconfiggere i mali del mondo

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«You can always change». Nel motto della sua catena di palestre, ultima filiazione del longevo e redditizio marketing del proprio brand, Madonna descrive se stessa e sprona il prossimo, come s’addice alla diva lavoratrice infaticabile che ai propri adepti chiede lo stesso impegno che pretende da se stessa. Data per morta numerose volte, risorta, liscia, riccia, bionda, mora, muscolosa, spirituale, materialista, madre modello, sposa, single. Il secondo marito, il regista inglese Guy Ritchie, fece di lei qualcosa di molto simile a una signora britannica innamorata del tartan e della campagna. È durato quel che è durato.

E che fosse giusto così lo abbiamo pensato un paio d’anni fa, quando al tradizionale ballo del Met a tema punk, l’ormai ultracinquantenne si è presentata in calze a rete, stiletto, shorts e giacca in tartan e parrucca nera modello Kill Bill. Lì abbiamo pensato che era quella la Madonna giusta. Lo abbiamo pensato fino alla trasformazione successiva. Perché forse è questo il suo talento più genuino: farti pensare che l’ultima evoluzione è quella che stavi da sempre aspettando senza saperlo.

«Madonna è come una dea bendata e le nuove generazioni del pop, da Lady Gaga a Rihanna, sono una sua emanazione. Anzi sono i segni della stessa cultura in movimento. Madonna non ha età. È divina. Eterna. Come i Rolling Stones». Parola di Anna Dello Russo, fashion director di Vogue Giappone e fan di provata fede, come gli amici stilisti Stefano Dolce e Domenico Gabbana che con lady Ciccone hanno anche un proficuo rapporto di lavoro. E per un fan che la proclama immortale c’è sempre un detrattore che l’accusa di essere il passato, buttando sale su una ferita sempre aperta per una popstar del suo livello: il tempo che passa.

Perché se invecchiare è un problema per tutti, per chi ha vissuto tra reggiseni a cono, frustini e crocifissioni sul palco la vicenda è ancora più complicata e gravida di implicazioni culturali che chiunque è pronto a scandagliare. Madonna il tema lo vive a modo suo, non disdegnando il ruolo di mentore delle giovani generazioni. Dal bacio lesbo con Britney Spears qualche anno fa, fino al duetto con la regina della provocazione di basso livello Miley Cirus.

I consigli a Katy Perry
Non più tardi di qualche settimana fa elargiva perle di saggezza a un’altra giovincella del pop come Katy Perry, protagonista insieme a lei di un servizio fotografico tutto pelle e tacchi a spillo su V Magazine dove la cantante “anziana” regalava consigli tratti da aneddoti familiari: «Gli dico sempre: papà sono un’artista, devo esprimermi. Non capisci. Forse ora l’ha accettato. Ci sono voluti 30 anni. Lui mi chiede: ma devi proprio simulare una masturbazione a letto? Sì papà, devo».

Generosa con le “colleghe”, inflessibile con chi disprezza soprattutto politicamente. Dopo la vittoria del Front National alle elezioni europee ha bollato il partito di Marine Le Pen come fascisti da combattere. Quelli le hanno risposto dandole della nonna di Lady Gaga, con riferimento cafone, ma non del tutto peregrino, all’età. Come ogni star che si rispetti, Madonna non ha mai lesinato sull’impegno sociale; siano le opere benefiche per un paese africano (ha adottato due bimbi dal Malawi) o, più recentemente, i progetti culturali contro ogni forma di discriminazione. Ed è qui, in questa selva di impegni con l’hashtag giusto e i retweet a spreco, che un dubbio affiora.

Che la maturità più pericolosa sia quella dei contenuti sociali. Perché non importa quanto puoi avere ragione, non importa quanto puoi essere dalla parte giusta della storia, a un certo punto gli appelli e le buone cause fanno di te una signora benestante dedita al volontariato. E i riferimenti culturali che ne derivano (dalla Brigitte Bardot animalista in giù) rendono più divertente una cinquantenne che fa twerking (saranno 56 il prossimo 16 agosto per la Divina Madonna) a una che inizia a leggere i giornali.

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