«Trump ha fatto uccidere Soleimani e ora è guerra aperta tra Usa e Iran»

Gli Stati Uniti con un raid nella notte hanno ucciso il potente generale iraniano, numero due nelle gerarchie del regime islamico. Intervista a Gian Micalessin: «Tutto il Medio Oriente sarà destabilizzato»

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«L’uccisione del generale Qasem Soleimani da parte degli Stati Uniti va al di là di ogni possibile rappresaglia. Ora è guerra aperta tra Usa e Iran». Così l’inviato di guerra del Giornale Gian Micalessin commenta a tempi.it l’uccisione in Iraq, nella notte, del più influente generale iraniano, considerato il numero due nella gerarchia del potere a Teheran.

Chi era Soleimani?
Era l’uomo chiave che coordinava la strategia iraniana su tutti i fronti, una sorta di ministro degli Esteri ombra, il capo delle milizie al-Quds dei Guardiani della Rivoluzione, la forza d’élite dell’esercito della Repubblica islamica, un uomo vicinissimo all’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema del regime.

Perché il presidente americano Donald Trump ne ha ordinato l’uccisione, portata a termine da un drone Reaper che con i missili ha colpito il convoglio di auto che aveva appena lasciato l’aeroporto di Baghdad?
Trump voleva ribadire la posizione preminente degli Stati Uniti in Iraq, dove operano le milizie sciite filoiraniane. Bisogna vedere ora se riuscirà a mantenerla, però, perché in Iraq la popolazione sciita fornisce un retroterra ideologico e di sostegno all’azione di queste milizie. Ora si apre una partita molto difficile per gli Usa: si rischia di tornare al 2007 e 2008, quando Soleimani guidava gli attacchi contro gli americani che hanno provocato centinaia di morti.

Trump ha ordinato l’attacco con un occhio rivolto alle elezioni presidenziali di novembre?
Senza dubbio Trump vuole ricavare un vantaggio elettorale: in patria ha problemi di immagine, è sotto la spada di Damocle dell’impeachment, in alcuni Stati i suoi consensi si sono contratti. È senza dubbio anche una operazione elettorale, ma i suoi problemi cominciano ora.

Perché?
Ora dovrà riuscire a mantenere il controllo dell’Iraq e questo sarà molto difficile. L’uccisione di Soleimani destabilizza tutto il Medio Oriente: non solo l’Iraq, ma anche la Siria, dove gli sciiti che combattono ricevono ordini da Teheran, lo Yemen e il Libano dove è presente Hezbollah.

Trump non doveva ritirare le sue truppe dal Medio Oriente?
A parole, forse. Nella realtà il numero di effettivi americani nell’area sta aumentando vertiginosamente e possiamo prevedere un ritorno in massa degli Usa nello scacchiere mediorientale.

L’ayatollah Khamenei ha dichiarato che considera il raid come un «atto di guerra» e che ci sarà una «dura rappresaglia». Dove?
Prima di tutto in Medio Oriente: a partire dall’Iraq, dove le truppe e i cittadini americani ora sono nel mirino, fino al Libano, dove Hezbollah è potente, e alla Siria, dove i militari americani sono ormai un obiettivo. Tutte le basi mediorientali degli americani potrebbero essere colpite.

Israele sarà coinvolto?
Sicuramente. Non dimentichiamo che Soleimani era il grande stratega delle operazioni in Siria, dove gli israeliani hanno ripetutamente colpito i suoi uomini. Era anche il grande stratega dell’appoggio iraniano ad Hamas e alla jihad islamica nei Territori palestinesi. La situazione è veramente tesa, ora. Rischiamo di assistere a una escalation di violenza difficilmente prevedibile.

Ci saranno ripercussioni in Iran?
La morte del generale è una grande perdita per il regime, che difficilmente potrà rimpiazzarlo. Ma la sua uccisione darà nuova linfa al regime, perché ricompatterà l’opinione pubblica, che nutre forti sentimenti nazionalisti e antiamericani.

Perché Trump ha ordinato l’uccisione di Soleimani proprio ora?
Né Bush, né Obama, pur avendone avuta l’occasione, hanno mai pensato di assassinare Soleimani per evitare un’escalation che potrebbe portare a una guerra aperta. Se Trump l’ha fatto è per ragioni elettorali, come abbiamo detto, ma anche come ultima ratio per controllare l’Iraq. Ha portato la sfida all’ultimo livello e ora dovrà gestirne le conseguenze.

Si è trattata di una operazione improvvisa?
Per compiere attacchi di questo tipo serve una preparazione di mesi da parte dell’intelligence. Trump ha voluto dimostrare di essere un vero leader capace di colpire i propri nemici. È stata sicuramente una mossa ponderata in termini di analisi, ma bisogna poi vedere se queste analisi saranno efficaci.

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