Siria, Putin batte Obama tre a zero. «Al presidente Usa manca un piano. È contraddittorio e incerto»


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Ian Bremmer, esperto osservatore di Mosca, spiega perché la Casa Bianca non è riuscita a tenere testa al Cremlino. L’editoriale di Putin sul New York Times? «Il giro della vittoria»

«Vladimir Putin sta vincendo la partita siriana perché ha tutto ciò che manca a Barack Obama». È il succo dell’analisi fatta oggi alla Stampa da Ian Bremmer, presidente dell’Eurasia Group, centro studi molto apprezzato a Washington che realizza analisi su Mosca.

PUTIN VINCENTE. Il presidente russo ha tre cose che mancano a Obama: «Innanzitutto una strategia chiara che sta funzionando: perché vuole mantenere Bashar al-Assad al potere a Damasco e gli sta riuscendo assai bene». Inoltre, «Putin è l’unico leader a poter condizionare le mosse di Assad, che resta l’attore-chiave della crisi, come l’attuale partita sul disarmo chimico sta dimostrando». Infine, «ha il miglior ministro degli Esteri del G20: Sergei Lavrov».

«OBAMA CONTRADDITTORIO E INCERTO». La pecca principale del presidente Usa, invece, è «l’assenza di una vera strategia siriana. Obama ha voluto soprattutto evitare gli sviluppi indesiderati: dall’intervento militare al voto del Congresso. Anziché costruire un percorso in positivo ha avuto come priorità evitare degli ostacoli. Il risultato è stato di apparire in continua contraddizione, ambiguo, incerto».

L’EDITORIALE DELLA VITTORIA. La sconfitta di Obama è stata certificata oggi da un editoriale sul New York Times scritto dallo stesso Putin. Editoriale studiato, contiuna Bremmer, «per sottolineare che sta vincendo la partita siriana. È stato come fare il giro della vittoria attorno al campo da gioco dopo aver sconfitto il rivale più importante». L’editoriale «è stata una maniera per sottolineare il successo avuto» nella trattativa sul disarmo chimico di Assad, «uno show di forza».

L’ECCEZIONE AMERICANA. La parte migliore dell’articolo? Sicuramente quella «in cui delegittima l’eccezione americana. Putin sa bene che l’Unione Sovietica nel Novecento è stata la vittima più illustre dell’eccezione americana nella politica internazionale. (…) Dunque il suo intento è cancellare tale eccezione, azzerarla. Giocando, in maniera spregiudicata, la carta del “siamo tutti uguali davanti a Dio”».