Le sigarette elettroniche fanno male o no? Nel dubbio, lo Stato “salutista” vuole tassarle

Difficilmente possono nuocere più delle “bionde” vere. Però lo Stato italiano, dopo un sondaggio, ha deciso di tassarle come quelle normali

Salute dei cittadini (e dei loro conti) o salute dei conti pubblici? Per chi avesse pensato di smettere di fumare, e magari sostituire le sigarette con qualcosa di meno nocivo e costoso, come la variante elettronica, i tempi del risparmio potrebbero finire presto. Nel decreto legislativo sullo sviluppo al vaglio in parlamento, un emendamento paragona le sigarette elettroniche agli altri “succedanei” del tabacco. E poiché fra le ricariche delle e-cigaretts, si trovano minime dosi nicotina, ciò comporterebbe automaticamente l’applicazione dele stesse tasse e della stessa normativa delle sigarette normali a quelle elettroniche.

GLI INTERESSI IN GIOCO. In ballo ci sono gli interessi di tre industrie: delle tasse, del tabacco e delle e-cigaretts. Dopo lo sdoganamento pubblico da parte di personalità dello spettacolo (come Morgan, che a X Factor svapora in diretta), il governo ha deciso di passare all’attacco. Il fenomeno delle sigarette elettroniche potrebbe mandare in fumo qualche miliardo di accise che lo Stato riscuote grazie alla vendita del tabacco. Benché nessuno studio finora ne abbia dimostrato la tossicità, lo stato si attrezza al peggio e decide di tassarle.

LE ACCISE SUL TABACCO. Per ogni pacchetto di bionde, lo stato italiano guadagna circa il 75 per cento del prezzo. Gli incassi derivanti dalle accise superano i 10 miliardi annui. Dopo il loro sbarco in Italia, le e-cigaretts hanno guadagnato una buona fetta di mercato in continua crescita (3mila gli addetti italiani). Così  l’Istituto superiore di Sanità ha commissionato nel maggio scorso un sondaggio per verificare il mercato delle e-cigaretts e si è scoperto che il 20 per cento dei fumatori italiani usa o intende usare la sigaretta elettronica. Stando a questi dati, dunque, lo Stato avrebbe di che preoccuparsi: rischierebbe di incassare almeno due miliardi di euro annui in meno.

COSA DICONO LE RICERCHE. Fra agosto e settembre, sulla sicurezza o nocività della sigaretta elettronica si sono espresse due associazioni: l’European Society of Cardiology non fanno male al cuore, anche se nei non fumatori aumentano la pressione, l’European Respiratory Society ha paventato il rischio di restringimenti temporanei dei bronchi. Altre ricerche affermano che le sigarette elettroniche non producono catrame, non recano problemi di “fumo” passivo e non lasciano odore. L’unica controindicazione è la presenza di nicotina in alcune cartuccie, che però, secondo diversi studi, avrebbero le stesse proprietà dei chewingum alla nicotina.

I PRODUTTORI DI E-CIGARETTS. Contro l’emendamente, ovviamente, si sono schierati i produttori di sigarette elettroniche. Per Riccardo Ascione, presidente di Ovale Europe, si tratta della sottrazione di un’idea imprenditoriale “sana”, su cui molti hanno investito, da parte di uno Stato che fa gli interessi propri e delle industrie di tabacco. «In Inghilterra il governo appoggia e incoraggia l’utilizzo della sigaretta elettronica».