Si candida per finta per fare eleggere un amico, ma diventa sindaco

L’albergatore Fabio Borsatti è diventato sindaco di Cimolais (Pordenone). Si era candidato per fare un piacere all’amico Gino, che temeva che non si raggiungesse il quorum. «Non ho ancora il programma».

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Fabio Borsatti (nella foto), 50 anni, albergatore di Cimolais (Pordenone) è diventato sindaco senza un programma, candidandosi per finta, per far piacere a un amico. “La sera prima della presentazione delle liste, Gino Bertolo – 65 anni, residente a Venezia, già sindaco di Cimolais un paio di lustri fa e unico in corsa per lo stesso incarico – chiede una cortesia a Fabio Borsatti, 50 anni, titolare dell’Hotel Dolomiti nella vicina Claut: che si candidi anche lui con una lista approntata alla bell’e meglio, per evitare di non raggiungere il quorum o eventuali commissariamenti. L’albergatore accetta. Risultato: l’ex primo cittadino perde con 117 voti e si ferma a tre seggi. L’outsider vince con 160 attestati di stima, conquista otto seggi e viene avvisato dal collaboratore del Messaggero Veneto, Fabiano Filippin, al quale replica incredulo: «Ma quale eletto? Io sto organizzando la festa della Juve, lasciatemi in pace»” (Corriere, p. 9).

“Metabolizzato l’inequivocabile esito delle urne, il primo cittadino in pectore tiene a precisare: «Ma io non sono andato neanche a votare perché volevo che vincesse Gino. Mia figlia, mia sorella, mio papà e mia moglie hanno votato tutti per lui!». (…) Fatta salva una doverosa solidarietà umana al signor Bertolo, l’imbarazzo istituzionale non evapora. Borsatti, che in due giorni ha imparato a sopportare il peso della responsabilità amministrativa, così parlava ieri: «Diciamo che sto costruendo qualcosa con dei ragazzi giovani e Gino potrebbe uscire da questa squadra. (…) Adesso abbiamo due settimane di tempo per mettere già un programma che non abbiamo ancora fatto e anche se qui i gufi dicono che mi dimetterò non è vero: farò il sindaco nel migliore dei modi. Magari Gino non l’hanno votato perché risiede a Venezia. Sì, giusto, è stato un voto di protesta»” (Corriere, p. 9).

“Di sicuro, la lista ideata quella sera è già una potenziale icona: la scritta Tremenisa con uno sbrego nero. «Non è uno sbrego, Tremenisa è un fiumiciattolo che quando piove tanto in paese s’ingrossa e fa danni». Ecco” (Corriere, p. 9).

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