La rinascita della rivista internazionale di cultura e teologia che vuole provare a parlare «al contempo di ciò che di originale e di irriducibilmente nuovo la Chiesa ha da offrire al mondo»
Da sinistra, don Luigi Giussani, Hans Urs von Balthasar, Angelo Scola
«Se il mondo di oggi ha bisogno di qualcosa, è la comunione», ha detto papa Leone XIV al Meeting, facendo propria una frase pronunciata nello stesso luogo, quarantaquattro anni prima, da san Giovanni Paolo II. E alla stessa kermesse riminese è stato presentato il numero zero di Communio, rivista internazionale di cultura e teologia in lingua italiana che rinasce dodici anni dopo la sua chiusura. Con due numeri l’anno, la pubblicazione italo-svizzera riparte grazie, soprattutto e tra gli altri, all’iniziativa di René Roux, rettore della Facoltà di Teologia di Lugano e direttore della nuova edizione, e don Paolo Prosperi, professore associato di Teologia spirituale all’Università pontificia della Santa Croce e condirettore.
Communio nacque nel 1972 per impulso di tre giganti del pensiero cattolico a cavallo tra i due secoli, Henri de Lubac, Joseph Ratzinger e Hans Urs von Balthasar, spronati, se così si può dire, dall’editore di Jaca Book Sante Bagnoli e da un gruppo di giovani sacerdoti...
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