Servono 17 miliardi per salvare il soldato Cipro. «La Merkel non bruci l’Europa per vincere le elezioni»

Intervista a Dimitri Deliolanes, corrispondente dall’Italia della tv pubblica greca Ert. Lo Stato membro dell’Ue attende un piano di salvataggio da 17 miliardi.

Entro un mese l’Unione europea dovrà deliberare sul piano di salvataggio delle banche di Cipro, eccessivamente esposte verso i bond greci. Dalle casse di Nicosia, però, passano non soltanto i destini della piccola isola, Stato membro dell’Unione europea, ma anche l’immagine che i governanti dell’Unione vogliono dare di sé e del progetto comunitario. Una decisione che pesa di fronte a un governo, quello cipriota, «che ha da tempo intrapreso le politiche di risanamento e austerity richieste dall’Unione», come spiega a tempi.it Dimitri Deliolanes, corrispondente dall’Italia della tv pubblica greca Ert.

L’Unione europea deciderà entro fine marzo sugli aiuti a Cipro. A quanto dovrebbero ammontare gli aiuti?
Dovrebbe trattarsi di un pacchetto da 17 miliardi di euro, secondo stime non ancora ufficiali, che la Troika (Bce, Ue e Fmi) aveva deciso, già a novembre, di stanziare per il salvataggio dell’economia di Cipro, in seguito alle ripercussioni della crisi in Grecia. L’importo del piano di salvataggio da 17 miliardi è quasi pari alla totalità del pil cipriota e ben 10 miliardi di euro dovrebbero servire per ricapitalizzare le banche locali, troppo esposte verso i bond greci, un tempo molto remunerativi ma ora non più. I restanti 7 miliardi servirebbero, invece, a rifinanziare le sue attività.

«Se Cipro dovesse diventare disordinatamente insolvente, è molto probabile che questo lo porterebbe a uscire dall’area euro», ha detto solo qualche giorno fa il commissario Ue agli affari economici e monetari Olli Rehn. Sull’isola c’è apprensione?
Apprensione per le sorti del paese c’è, eccome; anche se, dopo l’elezione del nuovo presidente Nikos Anastasiades, esponente del Partito popolare europeo e vicino al ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble, il prosieguo della collaborazione con l’Unione europea per una ricapitalizzazione delle banche è possibile.

Intravede qualche ostacolo su questo percorso?
Il timore è che possano riemergere attriti con il governo tedesco che, già in passato, ha tentato di approfittare della crisi per fare concorrenza alle banche cipriote, a vantaggio di istituti bancari più vicini.

A cosa si riferisce?
Alla infame campagna stampa che lo scorso autunno ha cercato di far credere all’opinione pubblica che esistesse un presunto sistematico riciclaggio del denaro degli oligarchi russi da parte delle banche cipriote; un’opera diffamatoria che ha preso al balzo per l’occasione un report dei servizi segreti tedeschi, quando in realtà nessun organismo internazionale aveva mai sollevato alcuna accusa.

L’Europa verrà incontro a Cipro?
Me lo auguro! Dopo tutto 17 miliardi di euro spesi nell’ottica del risanamento europeo sono una cosa ridicola. Spero che la Merkel non voglia, per vincere le elezioni, bruciare l’Europa, seguendo come nel caso della Grecia una condotta di tipo imperiale alla quale sono seguiti tre anni di disastri: un’esperienza fallimentare.

Cipro ha da tempo intrapreso la via del risanamento dei conti e dell’economia.
Il governo di Cipro ha fin dal giugno scorso concordato e avviato un piano di tagli e misure di austerity. Con il recente cambio di governo c’è l’auspicio che questa strada verrà proseguita.