Self/Less, un mix letale di fesserie

Un milionario in fin di vita si fa impiantare la coscienza nel corpo di un giovanotto. Ma non ci credi neanche per un momento

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Un milionario in fin di vita si fa impiantare la coscienza nel corpo di un giovanotto.

Film pasticciatissimo, un mix letale di fantascienza, melodramma e fesserie. L’idea, vecchia come il cucco, è di sconfiggere la morte attraverso una sorta di trapianto di coscienza: roba che già aveva mandato in confusione Johnny Depp nel dimenticabile Transcendence. Qui, diretto da un regista dallo stile patinatissimo (è il Tarsem Singh di Biancaneve) c’è addirittura Ryan Reynolds, una specie di versione hollywoodiana di Raoul Bova, alle prese con due personaggi: il suo vecchio io e quello di Ben Kingsley che gli è entrato in testa.

Al di là delle tante incongruenze, compresa un’improbabilissima sparatoria che fa svoltare il film dalle parti del thriller tradizionale, la vera questione è che non ci credi mai. Non credi all’assunto di partenza, alle svolte sentimentali, a una tirata contro la scienza e il potere costituito che fa ridere i polli. E poi Reynolds è un disastro: simpatico come un comodino, empatico come una friggitrice.

Self/Less, di Tarsem Singh

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