Se non c’è impresa non c’è Italia. Le Pmi in piazza a Roma

La manifestazione si è svolta pacificamente in piazza del Popolo. Rete imprese Italia ha denunciato: «Chiudono mille aziende al giorno, ma la pressione fiscale è salita al 44 per cento, quella legale al 54 per cento»

In piazza del Popolo a Roma oggi sono scesi almeno cinquantamila piccoli imprenditori, artigiani e commercianti (Confesercenti, Casartigiani, Cna, Confartigianato e Confcommercio). Una manifestazione pacifica intitolata “Se non c’è impresa non c’è Italia”,  a cui hanno aderito Pmi di tutt’Italia arrivate nella Capitale a bordo di 400 pullman, settemila posti treno e duemila posti aereo. Tutti per denunciare, come dice uno degli striscioni esposti che «siamo alla der… Iva». Sono molti i piccoli imprenditori giunti anche dall’Emilia-Romagna e dalle aree colpite dal terremoto e poi dall’alluvione: hanno esposti striscioni con accuse molto forti: «Per noi un suicidio ogni due giorni. Voi quando cominciate?».

LA CRISI IN DATI. Un corteo pacifico, ma i cui messaggi sono molto forti. Rete imprese Italia, motore della manifestazione, ha snocciolato un po’ di numeri: 372 mila imprese chiuse nel nel 2013, mille aziende chiuse ogni giorno, negli ultimi cinque anni. È diminuita del 9 per cento la ricchezza prodotta, mentre è raddoppiata la disoccupazione, passata dal 6,4 per cento al 12,7, più di 1 milione duecento mila lavoratori hanno perso l’occupazione negli ultimi cinque anni. Intanto, sempre secondo i dati di Rete imprese Italia la pressione fiscale è arrivata al 44,3 per cento del Pil e quella per ogni euro di Pil dichiarato, la cosiddetta “pressione legale”, è al 54 per cento. La burocrazia costa alle Pmi 30 miliardi di euro l’anno, ma paga sempre di meno i propri crediti alle imprese.