Se il “Tu” fosse un treno. Omaggio a un grazioso spirito di Barbagia

Nel mondo della propaganda, di reale resta solo l’amicizia. Come quella tra l’antagonista e il ciellino che realizzò la maggiore compagnia di assicurazioni sarda

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – «Se la riforma del lavoro l’avessero fatta dieci anni fa», dice Renzi. «Se mia nonna avesse le ruote», gli fa eco Mentana. Ecco, aggiungerò io pusillanime, se avessi sbancato il superenalotto, saprei cosa fare. Mi travestirei da signore Crespi e Boldrini. Mi dedicherei alle campagne Fai e Unicef. E mi metterei a disposizione del famoso partito cinque palle un soldo dell’“onestà onestà onestà”. Insomma, vacanze a gogò. Stranamente questi pensieri un po’ scemi mi assalgono nel corso della ritrovata memoria di una serata estiva per niente scema. Anzi. Piena di confidenza nella verità divina della stirpe umana e trascorsa beatamente in una tenuta che si estende per dozzine di campi di calcio a undici, ai margini della cittadina più soleggiata d’Italia.

Alghero, Sardegna. Nella celebre azienda Sella & Mosca dei celebrati vitigni Cannonau, Monica e Vermentino. Il più grande vigneto a corpo unico d’Europa. In vendita, pare, alla modica cifra di 88 milioni. Qui, dove nella buona compagnia di un centinaio di colletti bianchi dell’isola, radunati non a boccaccesco diporto, ma per ricevere premi-produzione direttamente dalle mani dei boss venuti dal continente, stranamente ci capitò di assistere al concerto di Piero Marras (Nuoro, 16 settembre 1949) e della sua giovane scapigliata band. Stranamente, dico, perché Marras e i suoi musicisti appartengono al ceppo dei centri sociali – non caciaroni ma ideologicamente militanti – dell’antagonismo al capitalismo, all’imperialismo, alla globalizzazione. In particolare, oltre a essere un cantautore pop e folk, impregnato di ritmi e motivi indigeni (e non solo: per dire, ha scritto per Andrea Bocelli A volte il cuore, brano inserito dal tenore toscano nel suo album di maggior successo, Sogno; ha inciso, con la mitica Dionne Warwick Sa’ oghe ’e Maria – The Voice of Maria, e con la Warwick ha duettato nella Sala Nervi in Vaticano davanti a Giovanni Paolo II), il barbaricino Marras è anche stato deputato all’assemblea regionale in rappresentanza del Partito Sardo d’Azione.

Finché il mare non ci inghiotte
Ora, la questioncina che mi piace azzardare in questa rubrica stragramelliniana minore (che se non fosse per il non consenziente direttore intitolerei “Buonasera”), è la seguente: come è possibile che un solido e benpensante personaggio della sinistra antagonisteggiante vada a braccetto con il brioso andante Franco M., ciellino irregolare che ha costruito l’impresa di assicurazioni più blasonata che c’è in una regione impermeabile al capitalismo rampante? Che c’azzecca un aureolato cantautore mainstream (ma anche no, stando a una sua recentissima canzone di cui siamo a conoscenza, ma “secretata” perché potrebbe addirittura sbarcare al prossimo Sanremo) con un imprenditore giussaniano, e per giunta parisiano, spirito berlusconiano del ’94? Giro l’interrogativo allo stesso Marras, che per altro incrociammo per la prima volta una quindicina di anni fa, nel corso di una manifestazione chiamata Sandalion, guarda un po’, promossa da Tempi, e molto promettente se nel seguito non fosse stata impedita da censure di stampo pretesco. Insomma, chiedo all’affermato barbaricino, com’è che uno come lui, che ha frequentato compagnie molto regimental (Beppe Severgnini) e molto carlodebenedettiane (Michela Murgia); uno che canta il lamento storico dell’isola usurpata dall’occupante continentale (ieri il piemontese, oggi lo speculatore, il palazzinaro, il cafone), fa comunella con il ciellino – vero, un po’ fuori le righe, ma pur sempre cattolicheggiante integrale – e infine si presta pure a cantare alla sua convention capitalistica? Sarà mica solo per il cachet, visto che problemi di mesata Marras non ne ha…

«Se finisce l’interesse per la persona indipendentemente dalle fedi, dalla politica, dai soldi, dallo status sociale, non c’è più niente da fare in questo mondo. Per esempio, quando si dice “bella persona”, si dice – come in quel titolo di romanzo – che “ogni cosa è illuminata”. Franco è una persona così, vietato dirgli di “no” se ti invita. Perciò, anche se delle sue idee non ce ne fosse una sola uguale alle mie, lasciamelo cantare: “Finché il mare non ci inghiotte noi resteremo qua, si Deus cheret e sos carabineris lu pirmittini”».

Ecco, qualcuno crede ancora che chi trova un amico trova un tesoro. Io, invece, che anche questa settimana non ho sbancato al superenalotto, credo che se l’amicizia fosse un treno, gente come Piero Marras non pagherebbe mai il biglietto.

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