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Se l’amicizia è un reato

ottobre 3, 2015 Emanuele Boffi

Quasi ventimila euro per essersi fatto aiutare dagli amici a raccogliere l’uva. Quanti altri Battista, ogni giorno, devono sopportare lo strabismo dello Stato?

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Battista Battaglino, 63 anni, pensionato, è il proprietario di una vigna a Castellinaldo d’Alba (Cuneo). È un piccolo pezzo di terra che gli è stato lasciato in eredità dal padre, con vigne vecchie di settanta-ottant’anni. Lui le coltiva senza usare macchinari, con la sola forza delle sue mani e, una volta l’anno, quando è il tempo della vendemmia, con l’aiuto di quattro amici.

Così ha fatto anche quest’anno, solo che, come ha raccontato la compagna alla Stampa, questa volta è andata diversamente. «Stavamo raccogliendo l’uva, ridendo e prendendoci in giro perché in quelle vigne è anche difficile stare in piedi. Ad un certo punto siamo stati letteralmente circondati da carabinieri e funzionari dell’ispettorato del lavoro. Ci hanno chiesto i documenti e hanno redatto un verbale di denuncia di lavoro nero». Totale: 19.500 euro di multa. Quasi ventimila euro per essersi fatto aiutare dagli amici a raccogliere l’uva. Non so se ci rendiamo conto.

La cosa poi si è ricomposta, la multa non è stata pagata e ha vinto il buon senso, anche perché in zona è noto a tutti che Battista non è né un evasore né uno schiavista e che le poche bottiglie prodotte finiscono tutte sulla sua tavola. Resta l’aspetto grottesco della vicenda in cui uno Stato invadente entra fino in casa per controllare cosa fa l’oscuro cittadino e non vede cosa accade in molte parti d’Italia, alla luce del sole. Quanti altri Battista, ogni giorno, devono sopportare lo strabismo di uno Stato che non sa distinguere tra amicizia e caporalato, tra amicizia e reato?

Foto da Shutterstock


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7 Commenti

  1. Menelik says:

    In campagna si lavora molto spesso così.
    La mezzadria è stata abolita su fondi destinati a coltivazioni erbacee in monocoltura, ma su produzioni “laterali” e di nicchia, è rimasta, ed è giusto sia così.
    Se un anziano possiede un piccolo bosco, cosa molto comune in tante zone d’Italia, non ha nessun senso che quando viene il turno del taglio lui si metta a cercare dei boscaioli per poi assumerli con la paga oraria in denaro, rivolgendosi al commercialista per le buste paga, contributi e bella varie.
    Se anche lo facesse, non troverebbe nessuno che accetti di lavorare ad ore, e le piante resterebbero lì fino a diventare fustaia soffocandosi l’una con l’altra (ricordo che mi riferisco a bosco ceduo).
    Di solito si fa a mezzo, tipo mezzadria, con accordo tacito senza alcunché di scritto:
    io ti taglio il bosco, ramiccio il legno e ti preparo le stive, delle quali metà sono mie e metà tue.
    Come paga mi prendo metà legna, perché quella vale molto di più del denaro contante.
    Praticamente si tratta di un baratto come è di tradizione e come è usuale ancora oggi, perché chi ti viene a tagliare la legna su piccoli fondi non vuole denaro, per quello si arrangia da sé con altre cose nei terreni di sua proprietà, ma vuole la legna e non per venderla se non in modeste quantità e solo a persone per conoscenza diretta (dunque non clienti, ma favori a pagamento per gli amici e solo nella quantità indispensabile a ripagare le spese), e la legna tua è per uso esclusivamente famigliare per riscaldamento di casa tua ed eventualmente, di figli e nipoti.
    E questo sia nelle zone boscate “classiche” collinari, sia nei filari alberati ai bordi dei campi in pianura e nei fossi di confine.
    Lavorare a mezzo fa parte dell’economia rurale, e consente a molte migliaia di persone di sbarcare il lunario con pochi soldi contanti e con lavori part time particolarmente in zone dove il lavoro da dipendente per terzi non abbonda.
    Idem ad aziende zootecniche (praticamente pastori con molti capi di ovini), quando cercano qualcuno per tenere decespugliati i recinti e le stalle, è molto più remunerativo stringere un accordo verbale del tipo: ti tengo l’erba tagliata, ma non mi paghi coi contanti; i soldi che mi devi dare me li dai lungo l’anno sotto forma di prodotti (ricotte, formaggi), si stabilisce un tot e me lo dai man d’in mano che te li chiedo, così è più comodo per entrambi: per il produttore perché non deve anticipare denaro ed evita spese inutili tipi commercialisti e balzelli vari, per l’operaio perché gli assicura un rifornimento alimentare durante una parte dell’anno quando magari gli tocca lavorare in casa perché non ha più lavoro fuori.
    Del resto i soldi contanti, tolto i carburanti (centinaia di euro l’anno tra gasolio e benzina), servono per mangiare….a cos’altro devono servire, a comprare cocaina o andare a prost….pardon, escort?
    Chi ha una vigna piccola da produzione famigliare e una minima parte in vendita (il minimo indispensabile ad ammortizzare le spese di trattamenti e raccolta), è chiaro che ricorra ad amici e parenti con accordi verbali taciti.
    Immaginate un vecchietto che possiede un venti-trenta piante di castagne marroni, se dovesse pagare uno per decespugliare in estate e raccogliere adesso in ottobre, e quando mai rientrerà nelle spese? Semplicemente MAI. Lavorerebbe SEMPRE in perdita.
    Praticamente con quello che prende di pensione ci manterrebbe la castagneta.
    Dunque, saremmo nelle condizioni per l’abbandono con tutte le conseguenze sull’assetto idrogeologico.
    Morale della favola:
    la vita economica nelle aree urbane è un pianeta, quella nelle aree rurali è un altro pianeta, con altre leggi non scritte e altre regole e altri modi di fare.
    Purtroppo in Italia giuridicamente non se ne tiene conto, e la gente si arrangia da sé come ha sempre fatto, ed il trend pare che si continuerà a fare così ancora a lungo.
    Praticamente il lavoro a mezzo è l’unico modo per rendere redditizie cose che con contrati temporanei da dipendente non lo sarebbero, con conseguente abbandono.

    • SUSANNA ROLLI says:

      Menelik, fammi dire questa. Si potrebbe aggiungere anche questo. Una signora anziana: “Sai, quest’anno non posso andare a castagni..ho una trentina di alberi, ma siamo circondati dai lupi: io ho paura!”. Ed io” Vai in excell….(non è vero!): “Non so che dirle, verrei con lei ma non riesco proprio e non è che coi lupi ho rapporti d’amicizia, mi spiace!”.
      Poi ho pensato agli animalisti.
      Ma sono andata fuori tema……Viva l’Italy!

  2. SUSANNA ROLLI says:

    Lo Stato non è affetto da strabismo, è cieco. Peccato che siano ciechi anche parecchi elettori.

    • Jens says:

      Non è neanche cieco: semplicemente ha bisogno di fare cassa e sfrutta in maniera opportunista e cinica ogni minima occasione che si presenti.

      • SUSANNA ROLLI says:

        Sì, però poi così si fa odiare….E vedi altri che lavorano in nero ” a cielo aperto” ma nessuno sa mai niente…..

  3. giuliano says:

    non è uno stato cieco o strabico, è solamente uno stato comunista

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