Scusatemi, ma a volte la guerra serve

Lettera a tempo

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Sabato 5 giugno, manifestazione di solidarietà tra i bambini italiani e la comunità boliviana di Genova. I nostri bambini hanno raccolto soldi per costruire un acquedotto sulle alture di La Paz. Malgrado siano genovesi, sono stati generosissimi! Il tutto avviene col solito contorno di luoghi comuni. Esempio? Beh, quello che è in voga adesso è “W la pace, abbasso la guerra”. Che sforzo! Mi farebbe piacere, dato che sono un bastian contrario, leggere qualcosa di provocante ogni tanto, tipo, che so: “l’uomo è naturalmente violento perciò abbiate pazienza, cresceremo anche noi…” (che poi non è esatto, dato che i bambini sono notoriamente più feroci, perché meno inibiti, degli adulti). Ad un certo momento, l’intervista. Alla domanda sulla pace e la guerra, rispondo: “Non riempiamo di balle le teste dei nostri figli: ci sono guerre che vanno fatte, e quando le si fa bisogna vincerle, se non non sono servite e niente”. Non pensiate che sia orgoglioso di un pensiero del genere, ma ho il dovere di non prendermi in giro da solo e tanto meno di prendere in giro quelli che potrebbero essere i miei figli. Prevedo che la reazione di molti a questa apodittica affermazione sarà negativa. Non dispero, però: il tempo e l’esperienza lavoreranno per me. Purtroppo.

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