Scozia al voto sul suicidio assistito, dopo una martellante campagna durata cinque anni

Respinta nel 2010, la legge è stata riproposta. E anche se i medici sono contrari, i sondaggi (di parte) dicono che gli scozzesi sono favorevoli

La Scozia ha sentito parlare per la prima volta di una legge per legalizzare il suicidio assistito nel dicembre 2009. E l’ha respinta in blocco. A soli cinque anni di distanza la norma è tornata in Parlamento, sarà votata il 16 gennaio e l’opinione pubblica è nettamente più indecisa.

LA PRIMA LEGGE. Tutto è cominciato quando la parlamentare indipendente Margo Macdonald, affetta dal morbo di Parkinson, introdusse il disegno di legge per depenalizzare il suicidio assistito, temendo le conseguenze della sua malattia debilitante. Il testo del 2009 consentiva alle persone affette da malattie degenerative, traumi o patologie in stato terminale di chiedere a un medico di essere uccise, senza conseguenze legali. La legge venne votata esattamente un anno dopo, nel dicembre del 2010, con la vittoria schiacciante (85 contro 16) degli oppositori, che criticarono un ddl troppo permissivo.

LA STRATEGIA. Il disegno di legge venne quindi ridimensionato e dopo una campagna martellante durata tre anni è stato ripresentato nel novembre del 2013 con un testo apparentemente più soft, ma simile a quelli introdotti in Belgio e nei Paesi Bassi, dove negli anni l’eutanasia è stata estesa perfino ai bambini e per i casi di depressione. Il nuovo ddl si rivolge ai soli «malati terminali o affetti da deterioramento delle condizioni progressive che rendono la vita intollerabile». Secondo il nuovo testo, solo i maggiori di 16 anni sono abilitati «a informare il proprio medico di famiglia dell’intenzione di morire», almeno sette giorni prima dell’eventuale suicidio assistito.

CONTRARI. Nonostante il tentativo “soft”, nel 2013 diverse voci istituzionali importanti si sono opposte, fra cui il Consiglio bioetico scozzese. Riuniti nel Care Not Killing, un insieme di circa 40 gruppi di professionisti, religiosi e difensori dei diritti umani, hanno condannato l’eutanasia tout court, mettendo in guardia il Paese dal pericolo del “piano inclinato”. Questo è stato spiegato così dal coordinatore del European Payments Council, Kevin Fitzpatrick: «Regno Unito, Francia e Germania stanno considerando [la legalizzazione dell’eutanasia], ma prove schiaccianti delle giurisdizioni dove eutanasia e suicidio assistito sono legali, come quelle di Belgio e Olanda, dimostrano oltre ogni dubbio quanto rapidamente e facilmente l’eutanasia venga estesa ad altri, in particolare alle persone disabili e anziane».

SONDAGGI BULGARI. Anche l’Associazione dei medici britannici ribadì che «se i medici fossero autorizzati dalla legge a uccidere o ad aiutare a uccidersi sarebbero investiti di un ruolo alieno a quello di chi ha il compito di curare o guarire. La relazione tradizionale medico-paziente si basa sulla fiducia, che rischierebbe di essere compromessa se il ruolo del medico comprendesse qualsiasi forma di omicidio intenzionale». All’inizio del 2014 la campagna stampa a favore della norma è ricominciata con la pubblicazione in febbraio di un sondaggio dell’organizzazione pro eutanasia “My Life, My Death, My Choice”, secondo la quale quasi il 70 per cento della popolazione sarebbe ormai favorevole al suicidio assistito. Lo scorso aprile, poi, dopo la morte di Macdonald, il ddl è passato nelle mani del parlamentare verde Patrick Harvie, che il 29 dicembre scorso ha svelato l’intenzione di proseguire con un testo che, a suo parere, «ha il sostegno di tutti i partiti» e che «tiene conto delle differenti esigenze dei diversi schieramenti».

IL MANIFESTO. Il testo attuale consente «alle persone con malattie terminali, mortali o progressive, che desiderano porre fine alla propria vita, di ottenere assistenza, eliminando la responsabilità penale di chi fornisce tali aiuti». Secondo il parlamentare è necessario che questi soggetti possano finalmente «prendere il controllo delle proprie vite», dimostrando loro «compassione». Si sono dimostrati d’accordo con lui 80 professori, autorità e personaggi famosi – fra i quali anche l’ex arcivescovo anglicano di Canterbury, Lord Carey – che hanno firmato un manifesto pubblicato sul Telegraph, dove si legge: «Siamo più vicini che mai a permettere alle persone di fare una scelta che salvaguarda il loro approccio verso la morte».

MEDICI CONTRARI. In tanti però restano contrari, temendo per «i vulnerabili, malati, vecchi, disabili che sentiranno inevitabilmente la pressione (…) di porre fine alla loro vita per non essere di peso agli altri». I primi ad opporsi sono i dottori. Insieme al Royal College dei medici di base, che nel febbraio scorso ha reso noto il suo dissenso alla legalizzazione del suicidio assistito (77 per cento), anche il Royal College dei medici scozzesi, l’8 dicembre scorso, ha condannato il ddl.