Scola: «Non bastano le ricette tecniche per uscire dalla crisi» – RS

Intervista del Corriere della Sera al cardinale Angelo Scola: «Una volta si affrontavano i problemi di dialettica interna allo spazio europeo con la guerra. Ora li stiamo affrontando con lo spread: speriamo che dallo spread non si ritorni alla violenza. (…) Ho questo timore»

«Dobbiamo considerare con molto realismo l’effettiva gravità della crisi economico-finanziaria. Però in tutti questi anni ho sempre avuto la percezione che la categoria di “crisi” da sola non riesca ad esprimere tutto quello che c’è in gioco». Lo dice l’arcivescovo di Milano cardinale Angelo Scola in un’intervista al Corriere della Sera. “«Quello che è avvenuto ha come orizzonte la mutazione inedita che si è prodotta dopo la caduta dei muri. Dopo la fine delle utopie del XX secolo, si sono succeduti rapidissimamente cambiamenti, più che epocali, inediti: la civiltà delle reti, la globalizzazione, la mutazione della percezione corrente della sessualità e dell’amore, la possibilità – irta di rischi – di mettere le mani sul patrimonio genetico, i grandi sviluppi della fisica micromolecolare che indaga l’ordine del cosmo e poi il “meticciato di culture”, i flussi migratori…. Mi pare chiaro che se noi non collochiamo la lettura della crisi all’interno di questo travaglio inedito, non ne usciremo. Una lettura tesa ad individuare ricette tecniche non basta»” (Corriere, p. 11).

“Lei contrappone alla degenerazione della finanza il tema del gratuito. «Questo è un tema su cui la Caritas in veritate ha scommesso moltissimo, ma è stata snobbata dai mondi dell’economia e della finanza. Si confonde il gratuito con il gratis. Quando parlo di gratuità mi riferisco alla coscienza che il lavoro produttivo e il lavoro finanziario, come ogni altro lavoro, possiedono in se stessi una bontà e una bellezza che è possibile riconoscere e attuare. Per i nostri artigiani una bella sedia doveva essere ben fatta prima che ben pagata. Certo, anche l’utile ha valore, ma viene in un secondo momento. La gratuità intesa così è antidoto all’avidità»” (Corriere, p. 11).

“Lei ha espresso gravi preoccupazioni sulle tensioni che stanno lacerando l’Europa. «Una volta si affrontavano i problemi di dialettica interna allo spazio europeo con la guerra. Ora li stiamo affrontando con lo spread: speriamo che dallo spread non si ritorni alla violenza. (…) Ho questo timore. Non penso a una guerra intraeuropea. Temo che i disequilibri del pianeta possano esplodere là dove la guerra è già in atto o incrociare la delicatissima evoluzione del Nord Africa. La speranza affidabile è che ci si muova tutti: la casa brucia. Per uscire dall’attuale “impagliatura”, l’Europa deve ritrovare il meglio della sua storia. Solo così si potrà rivitalizzare la società civile. (…) Noi cristiani dobbiamo recuperare il nostro compito specifico, il compito educativo, a tutti i livelli, dal Battesimo in avanti. Il risveglio dell’impegno politico diretto dei cattolici, se rettamente inteso, potrà poi dare un contributo alla rigenerazione del paese»” (Corriere, p. 11).

“C’è un deficit della politica che da soli i tecnici non possono colmare? «Certo c’è un deficit della politica. Dobbiamo ripensarla in termini radicali. Non la impressiona il fatto di quanto poco si parli della storia recente? Accenno per esempio al rapporto tra movimento operaio e movimento cattolico. Anche i sindacati ne parlano troppo poco. Come si fa a leggere i cambiamenti radicali senza un riferimento a questa storia, per potere aprirci al futuro? Ricordo un colloquio con Augusto Del Noce che mi colpì molto. L’autore de Il suicidio della rivoluzione, profezia non piccola, intuì con molto anticipo che la Dc stava finendo perché aveva smarrito la testimonianza e aveva perso la cultura. Ho visto di persona fino agli anni 70 l’impegno gratuito di uomini e donne che, dopo aver lavorato duramente tutto il giorno, la sera trovavano l’energia per dare una mano nel gestire i mille campanili. Amministravano il paese. Si tratta di intensificare il gusto, l’energia, la passione per la famiglia, il condominio, il campanile, il popolo»” (Corriere, p. 11).