Sbloccate l’intelligenza artificiale nei cantieri

Cinque anni di lavori, zero incidenti, nessuna interruzione. Il “modello Sesto” funziona grazie a un sistema di sicurezza e salvaguardia dell’ambiente e della legalità senza precedenti. Intervista al ceo di United Carlo Mastrangelo, fautore delle nuovissime tecnologie nel settore

La delegazione ministeriale intorno al plastico del Progetto Milanosesto (17 maggio 2019)

Cinque anni di lavori, zero incidenti, nessuna interruzione o segnalazione di irregolarità, un modello «da replicare anche nel pubblico e per altri siti di interesse nazionale che devono essere ancora risanati»: quando a maggio ha visitato i cantieri delle vecchie acciaierie Falk, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha promosso a pieni voti l’intensa opera di bonifica e riconversione di un milione di metri quadrati di aree dismesse di Milanosesto, un modello di sicurezza e salvaguardia ambientale senza precedenti. Prima tappa del tour, la centrale operativa della United Risk Management, dove il ceo del Gruppo Carlo Mastrangelo ha potuto spiegare come «di ogni cella, di ogni baia, di ogni mezzo che entra ed esce possiamo ricostruire storia, movimenti, accessi. Tutti gli spostamenti sono monitorati in tempo reale». Grazie a una centrale operativa attiva 24 ore su 24 che impiega le più moderne tecnologie come videosorveglianza con radar e immagini termiche, controllo remoto degli accessi, videoanalisi, notarizzazione su blockchain e intelligenza artificiale.

Oggi United è diventata membro della European AI Alliance-Futurium, il think tank creato dalla Commissione Europea per discutere «tutti gli aspetti dello sviluppo dell’intelligenza artificiale e il suo impatto sull’economia e la società». Abbiamo chiesto a Mastrangelo di raccontarci dal suo osservatorio privilegiato, a che punto è la consapevolezza di player e investitori del real estate nel nostro paese rispetto all’impatto e alle potenzialità offerte dalle nuove tecnologie che, come ci ha spiegato, «hanno in sé la capacità di rivoluzionare il settore del real estate, esattamente come sta avvenendo in altri campi industriali. Grazie all’intelligenza artificiale, ad esempio, gli sviluppatori possono individuare i parametri sui quali agire per ottimizzare il loro investimento, migliorare la qualità di vita di un quartiere, o garantire al meglio la sicurezza di un cantiere. Non sempre vi è però la piena consapevolezza di queste potenzialità, e troppe volte le nuove tecnologie sono utilizzate al 5 per cento delle loro potenzialità, ad esempio senza sfruttare la potenza dei big data. È un po’ come usare un computer di ultima generazione per calcolare le tabelline.

Facciamo un esempio concreto: siete stati incaricati di seguire il cantiere di un’area prossima ad iniziare l’opera di riqualificazione più grande d’Europa, inserita in un sito di interesse nazionale. In cosa consiste il modello di gestione United in quell’area immensa dove sorgevano le acciaierie Falck di Sesto San Giovanni – un milione e mezzo di metri quadrati – e in particolare quali erano e sono le criticità presentate dal luogo e da un progetto che comprende un’articolazione di diverse aree, aventi destinazioni residenziali, commerciali e di servizio?

Milanosesto rappresenta uno dei progetti europei più grandi di riqualificazione di un’ex area industriale. Noi abbiamo seguito e stiamo seguendo il processo di bonifica ambientale di questa area garantendo che tutto si svolga all’insegna della legalità e della trasparenza. Il nostro modello prevede controlli sia prima dell’inizio del cantiere su chi vi può accedere, sia durante l’attività con un monitoraggio costante (sul luogo e da remoto tramite la nostra centrale operativa) su ciò che si svolge con la registrazione di ogni attività, il tutto arricchito da ispezioni continue. Per dare un solo esempio: tutti i mezzi che trasportano la terra ai siti dii conferimento sono monitorati con un gps che registra ad intervalli di tempo regolari la loro posizione. Un programma costruito da noi certifica questi spostamenti le cui tracce sono notarizzate su blockchain perché mai nessuno possa modificare questi registri. Ad oggi abbiamo seguito in questo modo oltre 60.000 viaggi, di cui conosciamo inizio, fine e percorso istante per istante. Controlli analoghi sono effettuati sui mezzi all’interno del cantiere, sulle persone che accedono o che escono, e su tutti i processi in corso. I nostri ispettori hanno eseguito centinaia e centinaia di verifiche, ed abbiamo registrato oltre 150.000 ingressi ed uscite al cantiere. Questa sistematica attenzione nel controllo ha fatto sì che, ad oggi, il cantiere abbia sempre funzionato al meglio nonostante le sue dimensioni, senza registrare alcun incidente o interruzione. Un successo che non trova riscontri in altre opere di queste dimensioni.

Da sinistra, Raffaele Cattaneo, assessore all’ambiente di Regione Lombardia, Sergio Costa, ministro dell’Ambiente e Carlo Mastrangelo, ceo Gruppo United

Non solo Falk, avete operato anche su altri cantieri: in base alla vostra esperienza, tutte le condizioni tangenzialmente legate al vostro lavoro, di natura culturale, organizzativa, giuridica, riescono a tenere il passo della tecnologia?

In alcuni settori la tecnologia è più utilizzata che in altri, come ad esempio in quello della sicurezza. In altre aree, come quella organizzativa o giuridica, spesso invece la tecnologia è sottoutilizzata. Soprattutto, si stenta a fare sistema tra diversi campi, condividendo ad esempio i dati nella logica dei big data, in modo tale da sfruttare al massimo il patrimonio informativo che ogni azienda possiede, sviluppandolo e integrandolo sinergicamente con dati territoriali, di mercato, legislativi e così via. Questa integrazione è ancora più necessaria in un settore ambientale come quello delle bonifiche, dove complesse norme giuridiche si accompagnano ad elevati rischi di infiltrazione illegale e alla necessità di continue e rigorose analisi biologiche.

Nell’era del cantiere 4.0 che significato assumono le parole sicurezza, legalità e trasparenza nel contrasto di tutti i fenomeni di illegalità? Può farci degli esempi?

Uno dei servizi che offriamo ai committenti è il controllo preventivo della reputazione delle aziende che entrano come appaltatori e subappaltatori. Vogliamo infatti prevenire i rischi legati ad infiltrazioni di aziende legate alla criminalità o che non rispettano le normative sul lavoro. Questo controlli sono effettuati attraverso una vera e propria attività investigativa che si traduce, attraverso un metodo di nostra proprietà, nel calcolo di un indice numerico che permette al committente di capire il valore del rischio associato all’affidabilità di un’impresa. Questo metodo, chiamato URKA: United Risk Analysis System for Corporate Crime Prevention, consente sia di scremare le aziende che accedono ai cantieri, sia di suggerire quelle misure di contenimento che aiutano a ridurre i rischi a carico del committente, anche rispetto alla legge 231. Sulla base dei nostri dati, purtroppo solo un’azienda su due non presenta rischi reputazionali. Con la nostra attività proteggiamo quindi il committente, garantendo legalità, sicurezza e trasparenza.

Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa (al centro) in visita ai cantieri di bonifica delle aree di Milanosesto

In una Milano che grazie ai suoi cantieri e progetti punta a diventare una tra le più importanti e avanzate metropoli europee, come si fa a coniugare innovazione, algoritmi e valore del capitale umano evitando le “interferenze”?

Non esiste vera innovazione che non si coniughi con la valorizzazione del capitale umano. Nel nostro lavoro usiamo diverse tecniche di intelligenza artificiale, ad esempio nella valutazione del rischio percepito nelle aree urbane, ma tali analisi devono comunque essere sempre arricchite dall’occhio dell’analista. Non vi è concorrenza tra uomo e macchina: i controlli nei cantieri che seguiamo sono realizzati coniugando le migliori tecnologie con l’esperienza di un istituto di vigilanza che opera da remoto attraverso una centrale operativa e sul posto con ispettori che sono geologi, biologi, architetti o ingegneri.  Il rischio, piuttosto, è proprio quello di non sfruttare appieno le potenzialità che oggi la tecnologia ci offre.