«Saviano mi ha querelato per degli articoli che non ho scritto io»

Roberto Saviano ha querelato il giornalista casertano Biagio Salvati, reo di aver ripubblicato su un sito articoli di Dagospia e una critica a Gomorra scritta dal decano dei cronisti di giudiziaria campana, Ferdinando Terlizzi. Ma al processo inizialmente è stato imputato un altro Terlizzi, che fa il postino a Lodi.

«Roberto Saviano mi ha querelato, per degli articoli che non avevo nemmeno scritto io. Mi ero limitato a ripubblicare dei pezzi del sito Dagospia»: così a tempi.it Biagio Salvati, una nota firma della cronaca giudiziaria campana e direttore del sito casertasette.it, racconta l’ultima prodezza dell’autore di Gomorra, che in pubblico si è sempre lanciato in difesa della libertà di pensiero e parola. In privato, invece, Saviano, nel 2008, ha querelato Salvati e un altro cronista della giudiziaria casertana, Ferdinando Terlizzi, per degli articoli apparsi sul sito casertasette.it. La querela a Terlizzi merita un capitolo a sé. Ferdinando Terlizzi, 75 anni di Caserta, è considerato il decano dei cronisti di giudiziaria locale. Su casertasette.it, Terlizzi nel 2008 ha recensito un libro sulla camorra di un altro cronista locale, complimentandosi per il realismo di quest’ultimo lavoro e paragonandolo a Gomorra, che invece per Terlizzi contiene episodi inventati. “Il vate” Saviano è andato su tutte le furie e ha sguinzagliato gli avvocati. Peccato, però, che, per un piccolo errore, ad essere citato in giudizio è stato non il noto cronista Terlizzi, ma un’omonimo postino di 35 anni di Lodi. Così la causa è stata aperta davanti al tribunale competente, il foro di Milano, che solo ora si è accorto della svista, e ha rimandato tutte le carte al tribunale di Santa Maria Capua a Vetere. «E così siamo al punto di partenza» spiega Salvati. Il giornalista, oltre a dirigere il sito Casertasette, è cronista di giudiziaria e collabora con Il Mattino e il Corriere del Mezzogiorno. «È stato proprio attraverso la mia collaborazione con il Corriere che ho conosciuto Saviano alcuni anni fa, prima che diventasse l’autore di Gomorra».

Che tipo era il giovane Saviano? È vero che gli ha passato le carte del processo Spartacus, poi usate per scrivere Gomorra?
Saviano non l’ho mai incontrato di persona. Era un giovane collaboratore del Corriere che si appassionava di cronaca giudiziaria. Io la seguivo sia per i processi che si tenevano a Caserta che per quelli di Napoli, fin dal 1989. Perciò ricordo che, prima di Gomorra, iniziò ad inviarmi delle email chiedendomi di fargli avere la sentenza del processo Spartacus. Intendiamoci, questa è una cosa che può capitare tra colleghi, non c’è di per sé nulla di male. Ma io non gli risposi mai, perché personalmente mi sarei mosso diversamente: noi nemmeno ci conoscevamo, nei suoi panni almeno avrei fatto una telefonata per dire chi ero. Comunque penso che fossero delle email che mandava un po’ a tutti quelli che facevano giudiziaria. Un collega, Simone Di Meo, tempo dopo l’ha citato al tribunale civile perché Saviano avrebbe ricopiato nel suo libro degli articoli sulla camorra, senza nemmeno nominare la fonte. Molti altri giornalisti della cronaca casertana ci sono rimasti male dopo l’uscita di Gomorra, si sono sentiti “defraudati” del lavoro che avevano svolto per molti anni.

E poi lei è stato querelato. Com’è andata?
Solo due anni fa, quando mi è stata notificata ufficialmente la querela, ho scoperto che in realtà gli articoli per cui mi aveva citato erano tratti da Dagospia. Li avevo semplicemente ripubblicati su Casertasette specificando la fonte. Niente di particolarmente offensivo, intendiamoci. Ad esempio, in un articolo si definiva il lavoro di Saviano “sgrammaticato”. Inoltre, come responsabile del sito, Saviano mi ha querelato per aver pubblicato un articolo di Ferdinando Terlizzi in cui il collega gli muoveva qualche critica. Penso di vivere in un paese in cui sia lecito esprimere la propria opinione, o no?

Saviano l’ha mai cercata per un chiarimento?
È una cosa mortificante, un giornalista che querela un collega lo trovo un fatto deprimente. Voglio dire: la differenza di opinioni è lecita, avrebbe potuto telefonare, anche tramite i suoi legali, per chiedere un chiarimento o una rettifica. Invece subito la querela; è partito all’attacco per la lesa maestà. E dopo la notifica, i magistrati non ci hanno nemmeno interrogato; c’è stato direttamente il giudizio davanti al tribunale di Milano, che ha poi rinviato tutto a Santa Maria Capua a Vetere. Con una richiesta di rettifica, magari, si sarebbe potuto chiarire tutto. Mi meraviglio perché ormai mi pare che ci voglia la scorta dai fan di Saviano, c’è da spaventarsi solo a pensare di criticarlo. Che dobbiamo fare? Aspettiamo il suo secondo capolavoro, se mai lo scriverà, visto che dopo Gomorra ha pubblicato solo raccolte di articoli. Sono sicuro che quello ci piacerà moltissimo.