«Sallusti non è un martire, ma rischia il carcere per una vicenda assurda»

«Il direttore non vuole essere un martire, ma desidera una sentenza equa. Il parlamento depenalizzi in fretta i reati d’opinione». Parla Stefano Zurlo, firma del Giornale: «In redazione sono giorni caotici»

Meno venticinque giorni dal carcere per il direttore del Giornale Alessandro Sallusti. Il parlamento deve andare spedito se vuole evitare al direttore di uno dei più importanti quotidiani italiani di finire in prigione per un articolo che non ha scritto. Questo pomeriggio in Commissione Giustizia si discuterà del disegno di legge che depenalizza i reati d’opinione ed eviterebbe al giornalista la detenzione. Il ddl, che accoglie gli orientamenti della Corte di Strasburgo, prevede la modifica di due o tre degli articoli della legge del 1948. Sono due le novità: la cancellazione delle pene detentive per i reati d’opinione e la determinazione di regole più stringenti sul dovere di rettifica. La proposta è bipartisan. Fra i primi firmatari si annoverano Maurizio Gasparri (Pdl) e Vannino Chiti (Pd). «A parole, sono tutti d’accordo», spiega a tempi.it Stefano Zurlo, firma di punta del Giornale, «ora bisogna vedere se sono capaci di arrivare a qualcosa di concreto. I tempi stringono. Speriamo che alla fine questa vicenda assurda servirà a qualcosa».

Sallusti, martire della libertà d’ informazione? Non ci sta marciando sopra?
Ha messo in gioco la sua pelle. Cosa dovrebbe fare? Non si rischia il carcere per vendere qualche copia in più. In questo campo non ci possono essere avversari. I reati d’opinione vanno depenalizzati. Ce lo chiede la Corte europea. Il direttore Sallusti non vuole fare il martire: a causa di una serie di circostanze si è trovato in una situazione in cui potrebbe trovarsi qualsiasi giornalista. E ha deciso di prendere una posizione di fronte all’ignavia della politica. Si parla sempre di depenalizzazione. Ma sulla giustizia, per un motivo o per l’altro, resta tutto fermo. Ci scrivo sopra da vent’anni. È ridicolo che stiamo sempre a parlare delle stesse questioni.

Mancano venticinque giorni alla fine della sospensione della pena: Sallusti è veramente deciso a non chiedere misure alternative?
Non vuole chiedere niente. E, conoscendolo, non cambierà idea. Tre opzioni: libertà vigilata, detenzione domiciliare, affidamento in prova. Comunque sia, non sarebbe lui a decidere, ma i magistrati.

E come si vive in redazione con il direttore che rischia il carcere?
Sono giorni caotici. Per noi Sallusti è come Cavour, come Gioberti. Ha preso una posizione. Noi lo sosteniamo. Basterebbe togliere le pene detentive ai reati d’opinione, come ci chiede l’Europa, per evitargli il carcere. Berlusconi, Di Pietro, la sinistra sono tutti d’accordo. Bisogna fare in fretta.

Stando alle parole del magistrato querelante, Giuseppe Cocilovo, Libero non avrebbe mai rettificato quella notizia falsa.
Io non lavoravo a Libero, ma penso che se avessero saputo di dover rettificare lo avrebbe fatto. Quale giornale non rettificherebbe? Dreyfus (Renato Farina, ndr) ha commentato una notizia in tutto e per tutto simile al vero, appresa su altri quotidiani che l’aveno ricevuta dall’Ansa. L’Ansa ha poi rettificato. Libero, non essendo abbonato, non ha visto la rettifica, che sugli altri giornali, abbonati, era praticamente invisibile. Molto semplice. Sono cose che possono capitare.

Cocilovo si è lamentato della casta dei giornalisti. Tutti a difesa di un querelato.
E noi ci lamentiamo della casta dei magistrati. È lo stesso Cocilovo ad aver dichiarato che per questa causa non vuole vedere nessuno in galera. Ha ottenuto il risarcimento dal tribunale: di cosa si lamenta?

Per esempio del fatto che avrebbe potuto ritirare la querela e dunque evitare il carcere a Sallusti in cambio di altri 20 mila euro che lui avrebbe poi devoluto a Save the children.
Lo sa soltanto Cocilovo cosa avrebbe fatto con quei soldi. A rischiare la galera è Sallusti, non lui. Comunque il problema non sono i risarcimenti, giusti, per il querelante, ma i quattordici mesi di galera per il querelato.