Dite a Sala che a Milano per essere “più Londra” serve “meno Roma”

Concordo con Parisi che i problemi bisogna sfangarli, non strillare per ignorarli. Vedi i migranti. Io un’idea ce l’ho

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Il neoeletto sindaco di Milano arriva alla prima assise della scolaresca del nuovo Consiglio comunale, giovedì 4 luglio, “appello alle ore 15.30”, con la promessa di trovare 30 milioni per le periferie e l’invito all’opposizione a non fare barricate sull’ospitalità ai migranti. L’impegno per le periferie è già stato notificato alla stampa con la notiziabilità della prima riunione di giunta al Giambellino. Che poi il neosindaco trovi i 30 zucconi (e per farci cosa) è un altro paio di maniche.

Il resto Sala lo ha riflettuto a voce alta in una paginata che gli ha offerto il Corriere della Sera mentre si accingeva a imbarcarsi su un volo per Londra. Dove si è fatto organizzare dall’ambasciatore un giro di tavoli per capire se può portarsi sotto il Duomo le autorità europee del farmaco e delle banche. Per un totale di 750 nuovi impiegati. Ora, l’intenzione sarebbe anche buona. Se non fosse che, primo, non ti puoi attaccare alla Brexit per dissimulare che per negoziare in Europa un regalino da 500 milioni devi prenotarti almeno un paio di quinquenni a Palazzo Marino. Secondo, non puoi illudere i cittadini coi magheggi renziani che noi siamo meglio di Amsterdam e Francoforte. Terzo: ma la vuoi avere un’idea di Milano che non sia l’internazionalismo della sfiga altrui?

Dunque, come opposizione dovremo fare qualche pensierino e proporre qualcosa di alternativo alla protesi Renzi-Pisapia. E a mio parere dovremmo, primo, esigere da Sala di spiegare a Renzi di piantarla lì di trattare Milano come il principale ente esattoriale di Roma. Secondo, contrastare la riforma costituzionale che espropria competenze agli enti locali per ricentralizzare tutto sulla Bisanzio capitolina (a proposito: i costruttori registrano il 75 per cento in meno dei lavori, grazie al nuovo centralizzato “codice degli appalti”), battezzando “città metropolitane” ameni borghi quali Sassari e regalandoci l’allargamento della povertà grazie al fantastico criterio di tagliare le mani alle Regioni che funzionano e di conservare le mani bucate alle Regioni “speciali” che non funzionano e, anzi, portano in dote al Paese la moltiplicazione del debito.

La terza cosa che l’opposizione dovrebbe fare è cercare di mandare gambe all’aria l’ennesimo “Comitato per la legalità” inventato da Sala a Milano per Gherardo Colombo, sul modello dell’“Autorità anticorruzione” inventato da Renzi a misura nazionale di Raffaele Cantone. Ma la vogliamo smettere col tric e trac dell’anticorruzione e la passerella della legalità? Quando cominceremo a iniettare cose pratiche sul corpo morto della società? La vogliamo finire col rito delle manipulite e cominciare a impiegare le mani per farci qualcosa, per esempio posti di lavoro, e allentare la morsa delle procedure e dei regolamenti, delle carte e dei protoccolli, nella ripetizione infinita del gioco dell’oca inventato dall’Unione Sovietica, dove torni sempre alla casella di partenza, nessuno fa più niente e tutto crolla, perché, giustamente, tutti pensano: “Chi me lo fa fare di prendermi responsabilità quando con un pretesto o con l’altro si trova sempre il commissario che blocca tutto e ti infila un avviso di garanzia in quel posto”?

Sui migranti, la faccenda è anche più seria. Fare come fa il Salvini a 5 Stelle è semplicemente sciocco. E se lui ha già deciso di tenere il moccolo alla Casaleggio e Associati, far vincere i pentastellati e rovinare definitivamente l’Italia, per me il Matteo lepenista può anche andare a quel paese. Sono d’accordo con Parisi che i problemi bisogna sfangarli, non strillare per ignorarli. Dunque, bisogna togliere la bandiera dell’accoglienza alla teologia di certi preti e la bandiera della sicurezza alle grida spagnole di certa tv. Occorre andare oltre la punta del picio propagandistico.

Io la vedo così. Dovendo aver tutti compreso che la questione, non “morale”, ma letteralmente di vita o di morte, è l’educazione (le avete viste quelle belle facce lì, di ventenni di Dacca, figli della borghesia, cosa sono diventate con l’istruzione all’ideologia?), bisognerebbe chiamare al tavolo di Comune e Regione una squadra di fondazioni educative, fondatori di scuole e doposcuola. Stile le milanesi Portofranco, Mandelli, Marcelline. O le brianzole Guastalla, In-presa, Don Gnocchi. Poi dire a queste (e comunque a gente che sa fare il mestiere dell’educazione): “Sentite, siate di destra o di sinistra, cattoliche o meno, non importa, quanti ve ne potete intestare di ragazzi da scolarizzare per un paio d’anni, così da condurre con i soldi europei un esperimento di vera integrazione e di reale inclusione, visto che tra Milano e Lombardia c’è il 90 per cento del no profit nazionale?”.

Foto Ansa

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