Rosseggia, l’orizzonte

Qualche ragione (anche per andare a Roma) in forma di lettera. Di una professoressa

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Insegno in una scuola privata. Partecipando di recente a un’assemblea, sono rimasta allibita nel constatare la situazione di certa scuola, dove sembra ormai impossibile educare la ragione e il cuore dentro l’avventura della conoscenza. E mi sono resa conto del servizio insostituibile che svolgono le scuole libere a favore di tutta la società e dell’uomo, perché pongono come scopo ultimo la formazione della ragione, la conoscenza della realtà secondo la totalità dei suoi fattori, sino a coglierne il significato. È per questo che andiamo a Roma: con la coscienza del servizio che portiamo all’uomo. Educare i ragazzi a stare di fronte alla realtà: ecco ciò che ho scoperto, in questi anni di lavoro, come elemento imprescindibile nel far scuola. Qualche mattina fa leggevamo in classe la poesia “Il temporale” di Pascoli. Un verso dice: “rosseggia l’orizzonte”; ma cosa significa “rosseggia l’orizzonte”? Che “l’orizzonte è rosso?”; ovvero? che è rosso, ma perché il poeta usa il verbo piuttosto che l’aggettivo? Ognuno esponeva le sue teorie: inguaggio lirico… No: lo usa per comunicare un significato. Potrei portare molti altri esempi, dalla grammatica all’etica, perché sempre più spesso si affronta la realtà a partire da un preconcetto. Il punto, invece, è proprio educare a guardare la realtà. Il secondo elemento imprescindibile è la presenza dell’adulto che, come garante di una positività, conduca il ragazzo, passo dopo passo, ad essere più cosciente di se e della realtà. Ed è straordinario osservare che, quando i ragazzi fanno una simile esperienza di corrispondenza con la realtà, si aprono alla bellezza, inaspettatamente, come neanche l’insegnante avrebbe mai pensato.

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