Rompicapo Europee (la Lega gode, il M5s è nei guai)

Il partito di Salvini secondo solo alla Csu, Pd e Fi si dimezzano, i grillini non sanno dove mettersi. Un sondaggio

A dar retta ai sondaggi, si preannunciano grandi cambiamenti nella composizione del prossimo parlamento europeo. Si vota a fine maggio ed è molto probabile che, per la prima volta nella sua storia, non si potrà dare vita a una maggioranza composta da socialisti e popolari. Questo, almeno, a dar retta a un sondaggio commissionato dalla società Kantar Public e reso noto l’altro giorno. Una rilevazione interessante che fa balzare all’occhio due questioni importanti anche per la politica domestica italiana: la prima, la Lega sarà il secondo partito più rappresentato a Bruxelles (27 seggi), secondo solo alla Cdu tedesca (29). La seconda, il M5s non ha una casa e rischia l’irrilevanza.

Ppe ago della bilancia

Vediamo, innanzitutto, i dati. Il partito popolare – cui, in Italia, aderisce Forza Italia – dovrebbe perdere 34 seggi (da 217 a 183), il Psde (cui aderisce il Pd) 51 (da 186 a 135). Se così fosse, poiché la maggioranza è di 353 seggi su 705, ciò significherebbe che, all’interno del parlamento, essa andrebbe trovata seguendo altre combinazioni. Quali? Qui c’è il primo inghippo, nel senso che, rimanendo il Ppe il gruppo più numeroso, esso si troverebbe al centro di due diversi schieramenti: gli europeisti convinti e gli euroscettici. Da un lato, quindi, l’estrema sinistra (Gue, che passa da 52 a 46 seggi), il Psde, i Verdi (da 52 a 45) e i liberali dell’Alde (da 68 a 75 seggi); d’altro, una variegata galassia di “destra”, con i cosiddetti gruppi populisti o euroscettici o sovranisti che dir si voglia.

L’exploit della Lega

All’interno di questi ultimi si segnala una crescita dell’Enf (da 37 a 59 seggi, è il gruppo di Marine Le Pen e Matteo Salvini), un calo dei conservatori dell’Ecr (da 75 a 51, qui c’è Fdi della Meloni), un leggero aumento per l’Effd (da 41 a 43, cui aderiscono i grillini), anche se per quest’ultimo gruppo si tratta davvero di numeri virtuali in quanto è stato abbandonato dall’Ukip inglese e, dunque – poiché il regolamento prevede la rappresentanza per ogni gruppo di almeno 7 nazioni diverse – non potrà essere riformato.

Maggioranze complicate

Posto che questi saranno i numeri del 26 maggio, le possibili alleanza sono due: quella “più europeista”, in cui il Ppe si allea con socialisti e liberali; oppure quella più “euroscettica” in cui il Ppe guarda alla sua destra, stringendo accordi coi conservatori e con quelle forze oggi espressione dei partiti sovranisti. In entrambi i casi, sono maggioranze tutte da costruire e inventare, tenendo anche conto del fatto che, sempre secondo il sondaggio, saranno ben 58 gli eurodeputati appartenenti a partiti nazionali che, al momento, non hanno alcuna affiliazione europea. Difficile, dunque, fare i conti su possibili alleanze.
Ieri, come ipotesi, il Messaggero avanzava questa:

La maggioranza più probabile dovrebbe essere quella a tre fra popolari, socialisti e liberali che conterebbe su 400 seggi circa. Popolari e sovranisti assieme arriverebbero a circa 300 eletti e avrebbero bisogno dell’appoggio dei liberali (assai improbabile) o del gruppo Europa e Libertà (5Stelle). Sovranisti e populisti supererebbero di poco la soglia dei 150 seggi. Un numero assai rilevante ma non tale da garantire ribaltoni di alcun genere. In questo contesto potrebbero entrare in gioco i Verdi accreditati di circa 45 eletti sull’ onda del possibile successo in Germania.

Dove si mettono i grillini?

Qualche conto, invece, possono iniziare a farlo i partiti di casa nostra. Fossero confermate le previsioni, la Lega porterebbe a Bruxelles 27 eurodeputati (erano 5), il M5s 22 (da 14), il Pd 15 (da 31), Fi 7 (da 10), Fdi 4 (da 0), la Svp 1 (era 1). Se la Lega sorride e Fi e Pd piangono, il M5s si preoccupa. Non è infatti ancora chiaro dove si collocherà e a quale famiglia chiederà di appartenere. Come detto, l’Effd è destinato a sciogliersi, l’Alde di Guy Verhofstadt ha rifiutato di aprire loro le porte, dove andranno i grillini? In Europa, chi non appartiene a nessun gruppo non ha voce. I grillini assicurano che stanno lavorando per creare un gruppo politico autonomo (Ddm, Direct democracy movement), ma il rischio è di arrivare a Bruxelles e poi essere irrilevanti.

Foto Ansa