Roma, crisi rifiuti. «Ama è gestita come uno stipendificio e la Raggi è allo sbando totale»

La capitale è sommersa dai rifiuti e il problema è «al 100% politico». Intervista all’economista della Bicocca, Andrea Giuricin: «Il tasso di assenteismo di Ama è ridicolo: chi non lavora, va licenziato. Anche perché le inefficienze di Roma le pagano tutti gli italiani»

«La crisi dei rifiuti di Roma nasce da lontano e ha due poli: la pessima gestione manageriale di Ama e la totale mancanza di visione politica dell’amministrazione di Virginia Raggi». La capitale è ancora una volta sommersa dai rifiuti e per ripulirla potrebbe volerci almeno un mese. Delle circa 3.400 tonnellate di rifiuti di indifferenziata prodotte da Roma, 500 tonnellate al giorno non vengono raccolte, portando alle consuete immagini dei sacchetti che debordano dai cassonetti e finiscono sui marciapiedi. Venerdì la Regione Lazio ha pubblicato un’ordinanza, per venire incontro alla capitale, con cui precetta tutti i 16 impianti rifiuti della Regione ad aprire le porte alla spazzatura di Roma. Altre 20 mila tonnellate potrebbero essere portate in Svezia al costo di 4 milioni di euro. Ma anche quando l’emergenza sarà finita, il problema dei rifiuti resterà, come spiega a tempi.it Andrea Giuricin, economista dell’Università Bicocca di Milano.

Perché Roma non riesce a smaltire i suoi rifiuti?
Perché continua a considerarli come qualcosa difficile da gestire, invece che come un possibile business da sviluppare.

Circa 500 tonnellate al giorno rimangono per strada. C’è un problema di mancanza degli impianti?
Dopo la chiusura del 2013 della discarica di Malagrotta, non è stato ancora scelto un altro sito e la differenziata procede a rilento.

Dal 2015 a oggi si è passati dal 41% al 46% di differenziata. Siamo molto lontani dall’obiettivo annunciato per il 2021 di una differenziata al 70%.
Questo è il problema del sindaco Raggi e del Movimento 5 stelle: dal punto di vista teorico fanno grandi proclami populisti a difesa dell’ambiente e dell’economia circolare. Poi però le cose bisogna saperle mettere in pratica. È vero che molti romani non si distinguono per senso civico ma la Raggi è stata un disastro.

L’emergenza rifiuti è dovuta solo a carenze strutturali?
No, c’è un enorme problema di gestione di Ama, che è un’azienda municipalizzata e controllata al 100% dal Comune. Si calcola che per Ama il costo per tonnellata effettivo sia di 400 euro, oltre 150 euro in più rispetto al Friuli Venezia Giulia, dove c’è invece il servizio più efficiente a livello italiano. E questo divario lo pagano non solo i romani, che ricevono bollette di Tari salatissime, ma anche tutti gli italiani visto che poi il debito di Roma viene ripianato con i soldi dei contribuenti.

Quali sono i problemi di Ama?
C’è un problema innanzitutto di controllo del personale. L’azienda purtroppo viene usata come uno “stipendificio”, mi passi il termine, e l’efficienza del personale non è controllata. Ama ha oltre 7.600 dipendenti e un tasso di assenteismo ridicolo e inaccettabile di circa il 15%, il triplo del normale.

Secondo il Messaggero l’azienda ha in servizio meno del 60 per cento dei mezzi.
Questo è un altro problema ancora. Poiché circa il 50 per cento dei costi dell’azienda è assorbito dal personale, non ci sono risorse per fare investimenti. Se i mezzi dell’Ama sono essi stessi dei rifiuti, come si può avere una raccolta efficiente?

È notizia di ieri che i dipendenti di Ama riceveranno un bonus per raccogliere la spazzatura questa settimana. È il modo giusto per risolvere i problemi dell’azienda?
Il meccanismo degli incentivi funziona, ma solamente se si comminano anche delle penalità a chi non lavora. Licenziare è brutto, ma se l’azienda non è efficiente bisogna prendere decisioni coraggiose. Ci vuole insomma un manager capace, non cattivo ma meritocratico. Chi lavora male va a casa, non è possibile che solo perché si tratta di un’azienda pubblica, si paga anche chi non lavora. Ovviamente, il problema manageriale nasconde un problema politico.

Cioè?
Chi è che decide il management dell’azienda? Il Comune. La crisi dei rifiuti di Roma è totalmente un problema di mancanza di coraggio politico da parte della Raggi. L’azienda ha cambiato in tre anni cinque volte i propri vertici, Roma non ha un assessore all’Ambiente. La Raggi non ha una visione politica né di lungo né di breve periodo. Capisco se fossero passati sei mesi, ma qui sono passati tre anni: siamo allo sbando totale.

Foto Ansa