Rolando Rivi, alla riscoperta di un martire che sacrificò la sua vita per Cristo, a soli 14 anni

Incontro a Bologna con il biografo del giovanissimo seminarista ucciso dai partigiani in Emilia. Il 5 ottobre la beatificazione, e la piazza non basterà ad accogliere tutti i fedeli

Un ragazzino di 14 anni, ucciso 68 anni fa, Rolando Rivi. Cosa c’entrerà mai con noi contemporanei del terzo millennio questa vittima di quegli anni oscuri, quando imperversavano gli ultimi sanguinosi sussulti della guerra? Eppure quel ragazzino, un seminarista reggiano, assassinato “in odium fidei” dai partigiani comunisti nel 1945, è diventato compagno di viaggi di molti, in Emilia – un contemporaneo, ha detto il suo biografo, il giornalista Emilio Bonicelli – ed è stato al centro del primo incontro della neo Fondazione Tempi a Bologna, assieme al centro culturale Manfredini.

A sentire questa straordinaria e drammatica vicenda umana e cristiana, c’erano lo scorso 19 settembre al Camplus Bononia un centinaio di bolognesi. Vari libri  – anche dello stesso Bonicelli -, il percorso di beatificazione da parte della Chiesa ed una mostra all’ultimo Meeting di Rimini hanno contributo in questi anni a togliere il velo dell’oblio che si era steso sulla vicenda di sacrificio ed eroismo di questo seminarista.
Rivi sarà tra poco beato, il 5 ottobre a Modena. La Piazza Grande sotto la Ghirlandina – lo ha rammentato proprio Bonicelli a Bologna – non basterà a contenere la folla che si è “prenotata” per la beatificazione. Son dovuti passare al palazzetto, che a sua volta non basterà. Gli attribuiscono già miracoli e grazie ma non per questo sarà sugli altari – ha spiegato Bonicelli – lo sarà invece perché martire.
Papa Francesco ha apposto la sua firma pochi mesi fa su questo decreto ecclesiale, sancendo per la Chiesa questo riconoscimento.

Nella vita del giornalista, che non sapeva nulla della sua esistenza, Rivi è entrato tramite un lancio d’agenzia. Raccontava di un bimbo inglese affetto da leucemia, guarito inaspettatamente dopo l’arrivo, sotto il suo guanciale, di una reliquia di Rivi, messa lì dalla madre. Bonicelli, guarito proprio da una leucemia, resta inevitabilmente colpito dal caso. E comincia ad approfondirlo. Inizia una storia, un percorso di incontri e di amicizia con altri toccati dalla vita del ragazzino ucciso, fino alla causa di beatificazione, straordinariamente rapida rispetto ai tempi standard delle Chiesa. E non era una vicenda – quella di Rivi – facile, considerando che toccava il nervo sensibilissimo, in Emilia, della lotta partigiana.

Rivi – ha detto il giornalista – è il primo martire riconosciuto ufficialmente tale dalla Chiesa tra le vittime di quegli anni di lotte e sangue. Ci son voluti quasi 70 anni. Comunque, ha tenuto a precisare Bonicelli, questa vicenda è andata avanti perché ha cambiato la vita della gente che ha incontrato questo martire, non per una rivalsa storica su quei tempi cupi. Rolando non è un simbolo politico.

È un amico, presente, innamorato di Cristo, per quale ha sacrificato, a soli 14 anni la sua vita. Perché per questo lo uccisero, per ciò che rappresentava, per l’abito da futuro sacerdote che indossava, per ciò di cui era segno. E nonostante la sua brevità, ha chiuso Bonicelli, è stata una vita compiuta e feconda: credevano fosse finita in quel bosco sull’Appennino e invece rifiorisce oggi.