Rocher e la voglia di qualcosa di… bono

Ufficio Reclame

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In attesa di sciogliere il dilemma di fine millennio – e cioè se ai lettori di Tempi piacciano più i palloni di Perrone Uber Alles o i pallini di Addis degli Spot (tu sport, io spot: a volte lo spazio si gioca in una battuta) – occupiamoci questa volta della pubblicità di un cioccolatino. Uno dei più buoni, uno dei più venduti: Ferrero Rocher.

Messa in naftalina la ricca e capricciosa protagonista e i suoi tailleurini gialli, i maitres chocolatier della Ferrero hanno deciso di puntare tutto su un pezzo da novanta del cinema hollywoodiano: Richard Gere (le aziende italiane non stanno badando a spese, in fatto di testimonial: investimenti così coraggiosi non si ricordano dai tempi di Paul Newman per Barilla o Kim Basinger per Golden Lady, con tutti i rischi che comporta il coinvolgimento di personaggi praticamente di pubblico dominio).

La storia, come sempre, oltre ad essere breve, è molto semplice. Questa volta anche un po’ banale. E per di più copiata da una scena di Pretty Woman, (con Julia Roberts e Richard Gere, appunto) al teatro dell’opera; una sosia della Roberts mangia un Rocher dietro l’altro, che le vengono offerti da un personaggio non identificato, complice la semi-oscurità del palco. Solo alla fine del commercial la macchina da presa svela l’identità dell’uomo misterioso, sia alla protagonista che al telespettatore: “Ma tu sei…” dice la sciocchina ingorda, trattenendo il respiro.

“Ambrogio!”, risponde Richard Gere fra lo stupore generale e chiude il film con il sorriso che lo ha reso celebre come sex symbol.

Insomma: cambiano gli attori, ma la comunicazione di Rocher rimane ancorata allo stereotipo della sorpresa finale, come nella vecchia serie, dove il vecchio Ambrogio metteva cioccolatini ovunque (una volta persino nell’ombrello) per deliziare la padrona e la sua insaziabile “voglia di qualcosa di buono”. Chissà dove glieli metterà il nuovo.

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