Risorgimento, Crociate e tromboni

Chi ha visto la mostra e ha partecipato al dibattito sul Risorgimento ne elogia la serietà. Chi è rimasto a casa ha preso lucciole per lanterne. Non è il caso di Gad Lerner che a Rimini ha presentato il suo libro sulle Crociate

E’ stato l’evento del XX Meeting che più ha fatto parlare di sé. Ha fatto perdere il self control al bianco crinato fondatore di Repubblica, che interrotti per un istante i voli del libero pensiero, l’ha ferocemente stroncato con un editoriale sul suo quotidiano (“Il tempo dei briganti benedetto dai ciellini”, Repubblica, 23 agosto 2000) ma ha causato qualche fastidio pure a Indro Montanelli, che ha soffiato i suoi mantici sul fuoco della polemica dalle colonne del Corsera (“C’era una volta il Papa Re”, Corriere della Sera, 24 agosto 2000). Cosa ha potuto provocare un tale terremoto? Una mostra, fra le tante, affollatissime, ospitate nei padiglioni fieristici di Rimini, che si è permessa la libertà di affrontare a tutto campo il mito fondatore del nostro Risorgimento, curata dall’Associazione italiana Identità Europea (presidente Franco Cardini). 30 pannelli che rappresenterebbero un’operazione culturale all’insegna del peggior “revisionismo” e colpevole di non sottomettersi alla damnatio memoriae che da troppo tempo colpisce la figura di Papa Pio IX, prossimo alla beatificazione (3 settembre).

Dall’elite borghese giacobina delle società segrete, ai moti carbonari e alle azioni terroristiche dell’anticattolico e antipapale Giuseppe Mazzini; da Pio IX – il pontefice più attaccato e irriso dall’elite laicista, autore di quel Sillabo (1864) passato alla storia come simbolo dell’oscurantismo, ma dove profeticamente già si condannano il comunismo (il Manifesto è scritto nel 1848 ma comincia a circolare clandestinamente solo negli anni ’70) e tutti gli -ismi che faranno del secolo XX quello con più morti ammazzati di tutta la precedente storia dell’umanità messa insieme – al Conte di Cavour, promotore “della tremenda legislazione antireligiosa piemontese”; dalla piemontesizzazione forzata del paese alle “insorgenze”; e ancora l’attacco allo Stato della Chiesa, contraria a ogni diritto internazionale e i protagonisti dei primi governi postunitari, che Antonio Gramsci definì “una banda di avventurieri senza coscienza e senza pudore che dopo aver fatto l’Italia, l’hanno divorata”. Questi i temi della subdola operazione culturale dei ciellini, in una mostra che non ha certo inventato o scoperto nulla di nuovo, ma si è limitata ad approfondire aspetti già noti – ancorché del tutto censurati dalla storiografia ufficiale – del Risorgimento e ad analizzare alcune scelte compiute dai protagonisti di quel periodo storico che avrebbero potuto essere diverse (come l’ipotesi, allora scartata e oggi più che mai di attualità, di un sistema federalista e decentrato).

Per inciso il Meeting è stato così revisionista da offrire i suoi spazi al direttore del Tg1 Gad Lerner, che proprio durante la manifestazione ha presentato il suo ultimo libro “Crociate, il millennio dell’odio”, non esattamente allineato quanto a giudizi col pensiero dei “ragazzi di Rimini” ed esito di una serie di articoli pubblicati da Lerner su Repubblica.

Così è stato Franco Cardini, mentre ricordava, contro coloro che preferirebbero lo schema rassicurante, che la storia è sempre stata e sempre sarà “opera aperta” (quindi continuamente ricca di qualcosa di nuovo da dire al presente) a suggerire che chi ha scritto duramente contro questa mostra sul Risorgimento, mettendo in discussione il metodo storico utilizzato dai suoi curatori, la mostra, forse, non l’ha mai vista (contravvenendo così lui per primo a quel metodo…).