Riforma Senato, esame in Aula lunedì

Il nodo degli “scontri” è sull’eleggibilità dei nuovi senatori delle autonomie. Pd e Fi sono d’accordo, M5S e Sel si oppongono e Ncd e Lega esprimono perplessità. Calderoli: «Il testo così com’è non va, se ne discuterà in Aula»

Il ministro Boschi con i relatori del ddl costituzionale in Senato, Calderoli (Lega) e Finocchiaro (Pd)

Il nodo sull’eleggibilità dei senatori nel nuovo Senato delle autonomie mette uno stop al percorso della riforma: l’articolo numero 2 del disegno di legge costituzionale presentato dal ministro per i Rapporti con il parlamento Maria Elena Boschi prevedeva nelle intenzioni dell’esecutivo un senato non elettivo, ma composto da sindaci e presidenti di Regione o di province autonome, e il governo vorrebbe che fosse approvato entro oggi in commissione Riforme costituzionali a Palazzo Madama, per poi andare all’esame dell’Aula. Ma Nuovo centro destra e Lega esprimono perplessità, mentre continua l’opposizione netta di Movimento 5 stelle e Sel.

CALDEROLI: «COSI NON VA. LUNEDI SE NE DISCUTE IN AULA». Boschi ha assicurato: «Il voto sull’articolo 2, che riguarda la composizione del Senato, si voterà già oggi in commissione, poi sarà ripreso in aula». Attualmente il testo dell’articolo è quello dell’emendamento dalla relatrice Anna Finocchiaro (Pd) e prevede un’attribuzione dei seggi in modo proporzionale, tenendo conto della popolazione e della composizione dei consigli regionali. Forza Italia è d’accordo con il Pd su questo testo, ma Roberto Calderoli (Lega), correlatore della riforma, oggi ha spiegato: «Così non va, non c’è accordo. A questo punto andiamo in Aula lunedì e lì scioglieremo i nodi». Calderoli ha spiegato ai giornalisti che il testo «così com’è significa che si sa già in partenza quanti senatori spettano a ciascun gruppo, e che quindi il voto dei consiglieri regionali perde di peso. Se aggiungiamo che la norma transitoria stabilisce che i senatori verranno eletti dai consigli regionali sulla base di listini bloccati, capiamo che i futuri senatori li sceglieranno i capigruppo e non verranno eletti dai consiglieri regionali. Questo testo in Commissione non ha la maggioranza e non passa. Per questo dico che si andrà in Aula e lì si scioglieranno i nodi». Calderoli, che è correlatore del testo e degli emendamenti prodotti in commissione, insieme a Finocchiaro, ha infatti ritirato la propria firma dal testo dell’articolo 2.

LO SLITTAMENTO DEL VOTO IN COMMISSIONE. La commissione Affari costituzionali, contrariamente ai programmi iniziali, ha sospeso i lavori e li ha ripresi a partire dalle 15. Il voto in commissione è quindi slittato alle 17.30, con la conseguenza che il testo arriverà in Aula solo lunedì mattina.

ROMANI (FI): «STIAMO ASCOLTANDO FAVOLE». È stato molto critico sul rallentamento dei lavori anche Paolo Romani, capogruppo di Fi in Senato: «L’ostruzionismo del Movimento 5 Stelle e di Sel sta rallentando i lavori. Stiamo ascoltando favole di Andersen e altre amenità. I lavori procedono molto lentamente».

GRILLO: «PATTO NAZARENO SALVACONDOTTO PER B.». Polemico l’attacco di Beppe Grillo dal suo blog: «Il Patto del Nazareno è un salvancondotto per il culo di Berlusconi, che in cambio garantisce il suo appoggio al governo e al disegno controriformista di Napolitano».