REpubblicani divisi dai latinos. Li unirà la Chiesa?

Il tema dell’immigrazione continua ad agitare la politica americana, e le varie posizioni non seguono sempre le linee di partito. Il dibattito più interessante riguarda la spaccatura all’interno del partito repubblicano. I democratici possono ottenere vantaggi politici lasciando che i repubblicani si scontrino fra loro sulla questione. Sebbene il problema sia collegato alla “guerra al terrorismo”, il vero punto di divisione riguarda la sempre più consistente invasione degli Stati Uniti da parte delle popolazioni latinoamericane, in particolare i messicani. Cosa stupefacente, nel mezzo di questa battaglia, il presidente del Messico, Vicente Fox, ha continuato a percorrere in su e in giù la costa occidentale degli Stati Uniti facendo proposte alternative a quelle di Bush, compreso l’uso della Guardia nazionale per pattugliare il confine e la possibile costruzione di un muro tra i due paesi nelle aree dove gli attraversamenti clandestini sono più frequenti.
All’interno del partito repubblicano, la posizione di Bush (presentata in un recente discorso alla nazione fatto dalla Casa Bianca) è considerata “moderata” perché invita a una sorta di “amnistia” che permetterebbe agli immigrati clandestini (termine politicamente scorretto, ma che il presidente è stato costretto a impiegare per dimostrare di avere un atteggiamento “deciso”) di legalizzare la propria presenza e cominciare l’iter per ottenere la cittadinanza con persino qualche vantaggio rispetto a chi segue le procedure legali per l’immigrazione. I conservatori invece si oppongono a qualsiasi politica che assomigli anche lontanamente a una forma di amnistia. La ritengono una “ricompensa per l’illegalità”. Nel suo discorso il presidente è apparso risoluto, ma continua a insistere sulla proposta di legalizzazione. Il testo del messaggio è pubblicato come tutti gli altri sul sito della Casa Bianca, ma in questo caso è fornita anche una traduzione in spagnolo. Se però l’immigrazione è un tema che non riguarda soltanto gli ispanici, perché il discorso non è stato tradotto in altre lingue?
La maggior parte della gente crede che la posizione “moderata” di Bush si debba alla preoccupazione di mantenere e aumentare il numero di ispanici che votano repubblicano. Cosa che in alcune aree del paese potrebbe assicurare la vittoria al partito del presidente, tanto più che i democratici stanno da tempo perdendo voti degli ispanici. Anche se sui temi economici quasi tutti i latinos hanno risposto in modo positivo alle proposte democratiche, sulle questioni sociali (famiglia, istruzione, ecc.) le loro posizioni sono più vicine a quelle repubblicane. Ciononostante, sembra che la base conservatrice dei repubblicani sia abbastanza disposta a sacrificare un vantaggio politico pur di mantenere la purezza ideologica del partito.
La sola autentica posizione “moderata” che abbia un peso nazionale è quella della Chiesa cattolica (quasi tutti gli undici o dodici milioni di immigrati clandestini ispanici si definiscono cattolici). I vescovi degli Stati Uniti e del Messico hanno presentato una dichiarazione congiunta nella quale si propongono cinque princìpi che devono essere tenuti presenti per affrontare il dibattito: il diritto di ognuno a trovare opportunità di vita nel proprio paese, il diritto a emigrare per cercare lavoro, il diritto delle nazioni a controllare i propri confini, l’obbligo che hanno le nazioni prospere di accogliere i flussi migratori, di proteggere i profughi e gli esuli politici, e il rispetto della dignità umana e dei diritti di tutti gli immigrati. In un recente numero della rivista cattolica neoconservatrice First Things, Mary Ann Glendo, presidente della Accademia pontificia di Scienze sociali, ha citato questi cinque princìpi in un articolo in cui invitava a una discussione della questione fatta in termini non allarmistici e non ideologici. Sarà interessante vedere se i neoconservatori cattolici all’interno del partito repubblicano sapranno giocare un ruolo importante nella riforma delle leggi americane sull’immigrazione.

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