La straniante leggerezza con cui le attrici ammettono il proprio disagio nelle scene di sesso dei film. Una “tassa” che si paga ancora nonostante tutte le chiacchiere su #MeToo e empowerment femminile
Zendaya in una scena di intimità del film Challengers di Luca Guadagnino (2024)
«Un tempo si usava un cuscino per evitare il contatto tra un corpo e l’altro, mentre oggi abbiamo a disposizione tantissime coperture intime e barriere esterne, e tecniche molto specifiche di coreografia dei corpi». Tra le conquiste epocali che accrediteremo al movimento del #MeToo c’è la figura dell’intimacy coordinator. È il professionista cui spetta di verificare che attrici e attori siano a loro agio nelle scene di nudo e di sesso sui set cinematografici, evitando che si verifichino abusi o traumi. Tra le attrici che ultimamente hanno riportato agli onori di cronaca il valore dell’intimacy coordinator ci sono Zendaya e Blake Lively. Sulle riviste, di tanto in tanto, si certifica che sarà tra i mestieri del futuro in crescita.
Già. Il corpo e i molti tipi di cuscini che proteggono da un contatto troppo intimo. È inevitabile notare una frattura, tipica di una frenesia moralista a cui manca una visione d’insieme davvero morale. Non è evidente solo agli occhi dei bacchettoni che le sce...
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