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Casca il mondo

La regina è nuda

Di Annalisa Teggi
11 Agosto 2025
La straniante leggerezza con cui le attrici ammettono il proprio disagio nelle scene di sesso dei film. Una “tassa” che si paga ancora nonostante tutte le chiacchiere su #MeToo e empowerment femminile
Zendaya in una scena di intimità del film “Challengers” di Luca Guadagnino (2024)
Zendaya in una scena di intimità del film Challengers di Luca Guadagnino (2024)

«Un tempo si usava un cuscino per evitare il contatto tra un corpo e l’altro, mentre oggi abbiamo a disposizione tantissime coperture intime e barriere esterne, e tecniche molto specifiche di coreografia dei corpi». Tra le conquiste epocali che accrediteremo al movimento del #MeToo c’è la figura dell’intimacy coordinator. È il professionista cui spetta di verificare che attrici e attori siano a loro agio nelle scene di nudo e di sesso sui set cinematografici, evitando che si verifichino abusi o traumi. Tra le attrici che ultimamente hanno riportato agli onori di cronaca il valore dell’intimacy coordinator ci sono Zendaya e Blake Lively. Sulle riviste, di tanto in tanto, si certifica che sarà tra i mestieri del futuro in crescita. Già. Il corpo e i molti tipi di cuscini che proteggono da un contatto troppo intimo. È inevitabile notare una frattura, tipica di una frenesia moralista a cui manca una visione d’insieme davvero morale. Non è evidente solo agli occhi dei bacchettoni che le sce...

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