Il Deserto dei Tartari
Il fascismo degli antifascisti nelle reazioni alla morte di Kirk
Due cose mi hanno colpito delle reazioni in Italia dell’area cosiddetta di sinistra (quella che oggi si dichiara sinistra in gran parte non difende interessi popolari, ma tecnocratici) all’assassinio di Charlie Kirk negli Usa. Una è lo stupore stile Odifreddi, il senso di sorpresa, anzi di spaesamento con cui reagiscono alle critiche coloro che sui social hanno postato commenti del tipo: «Un crimine orrendo, però l’assassinato era uno che promuoveva la violenza»; «Gli omicidi politici sono sempre inaccettabili, ma è anche vero che chi semina vento raccoglie tempesta».
Post di questo genere rappresentano palesemente una giustificazione del delitto: se il giorno stesso del delitto o nel corso della settimana che lo segue pubblichi commenti che mostrificano la vittima, le tue espressioni di cordoglio suonano ipocrite, anzi strumentali, perché stai letteralmente approfittando, a mo’ di avvoltoio, della degradazione a cadavere di una persona a cui eri idealmente ostile per ribadire la tua disistima nei suoi confronti. Non lo stai piangendo, ti stai cibando delle sue carni. Chi legge capirà che non tutte le morti violente di persone inermi sono uguali, e di conseguenza interiorizzerà che non tutte le vite umane hanno la stessa dignità inviolabile. Ripeterà dentro di sé le parole del presidente Mao: «Ci sono morti che pesano come una piuma, e ci sono morti che pesano come una montagna».
Le parole di Carofiglio su Charlie Kirk
I post di questo genere, o i podcast o gli interventi nelle tivù nazionali, sono tanto più biasimevoli in quanto – in buona parte per la loro stessa natura, in buona parte per la malafede di alcuni loro autori – formulano le accuse alla vittima in modo sommario, e perciò fazioso, malevolo e ultimamente falsificante.
Il caso più eclatante che mi viene in mente è l’intervento dello scrittore Gianrico Carofiglio a una trasmissione di La7. Dopo aver premesso che tutti gli omicidi pesano allo stesso modo, l’ex magistrato sintetizza il pensiero di Kirk in poche sciagurate battute: «Quando qualcuno dice che gli omosessuali vanno lapidati, che le donne nere hanno un cervello meno funzionante delle donne bianche, che le donne devono essere sottomesse all’uomo, che quando vedi un pilota nero ti chiedi se sia effettivamente capace, questo suscita delle riflessioni».
Che cosa ha detto davvero Kirk su gay e donne nere
Senza entrare nel merito delle reali idee politiche controverse di Charlie Kirk, per amore della verità occorre enfaticamente precisare che nessuna delle posizioni evocate da Carofiglio riflette il pensiero dell’assassinato. La lapidazione degli omosessuali era presentata dall’attivista Maga come la volontà di Jahvé manifestata nel Levitico, non come una legge da introdurre in America o un invito a perseguitare gli omosessuali, tanto che una delle personalità più spesso citate favorevolmente da Kirk era Peter Thiel, co-fondatore di PayPal, finanziatore e stratega della campagna presidenziale di Donald Trump, noto omosessuale sposato con un uomo.
La frase esatta di Kirk sul cervello delle donne nere era riferita a specifiche personalità del Partito democratico, principalmente a Michelle Obama e Ketanji Brown Jackson. È con riferimento a loro che ha detto (parole esatte): «Le donne nere non hanno la capacità di elaborazione cerebrale necessaria per essere prese sul serio» (nessun riferimento alle donne bianche). Kirk andava perfettamente d’accordo con Candace Owens, commentatrice conservatrice afroamericana, nella sua organizzazione di militanti Turning point c’erano personalità nere e il comico afroamericano Terrence K. Williams ne ha difeso la memoria all’indomani dell’omicidio spiegando che non era razzista.
Decontestualizzare per colpire
Stessa storia per la battuta sui dubbi circa le capacità di un pilota d’aereo afroamericano: Kirk polemizzava con le politiche di affirmative action, che per riparare a ingiustizie del passato riserverebbero agli esponenti delle minoranze posti di lavoro dai quali rischierebbero di restare esclusi; il suo argomento riguardava il pericolo che una persona fosse stata messa a quel posto non per le sue capacità, ma per il suo status di appartenente a una minoranza.
Assolutizzare una parte di un discorso estraendola dal suo contesto è l’operazione più diabolica che si possa fare nei confronti di una persona, tanto più se è morta e non può discolparsi. Vengono i brividi a pensare che Carofiglio è stato un Pubblico ministero (ma le stesse riprovevoli approssimazioni le abbiamo sentite, sempre su La7, dalla bocca di Beppe Severgnini).

Il complesso di superiorità morale della sinistra
Perché i denigratori di Kirk sembrano non comprendere la gravità della loro perfidia e della loro ipocrisia, e delle approssimazioni che diffondono? Evidentemente per un complesso di superiorità morale, che li rende incapaci di qualunque autocritica. A loro sembra perfettamente normale, anzi doveroso, denunciare le colpe (in buona parte artefatte, come si è visto nell’esempio dello sproloquio di Carofiglio) della vittima il giorno stesso della sua uccisione, colpevolizzare la vittima. Lo ritengono il loro compito di intellettuali, educatori, cittadini politicamente impegnati. Se la cosa causa un innalzamento della tensione, scambi di minacce, polarizzazione estrema, inimicizia sociale crescente, a loro non importa: è colpa dei “complici” ideali del defunto, che non accettano la loro lezione.
Un esperimento personale sui social
Sui social ho provato – inutilmente – a scuotere le loro granitiche certezze proponendo una situazione a parti invertite. Ho ricordato che qualche tempo fa negli Usa è stata assassinata la deputata democratica Melissa Hortman da un estremista verosimilmente antiabortista. Immaginiamo che nei giorni immediatamente successivi al crimine io avessi scritto un post del seguente tono: «Orribile e inaccettabile l’assassinio della deputata Hortman. Queste cose non si fanno. Certo però che non posso non condannare il suo abortismo, che è uccisione deliberata di vite innocenti, la promozione della transizione sessuale di giovanissimi, a cui si rovina la vita, la legalizzazione dell’hascisc, che normalizza il consumo di droga, le convivenze fra persone dello stesso sesso erette a matrimonio, con conseguente degradazione del matrimonio fra uomo e donna e della famiglia, le adozioni omosex, ecc. Solidarietà con la defunta, ma le sue politiche erano orribili, come il suo omicidio».
E ho concluso: «Se io scrivessi per davvero una schifezza del genere, cosa dovreste pensare di me?». Nessuno ha degnato di una risposta la mia provocazione. Perché la risposta avrebbe dovuto essere che sarebbero legittimati a pensare che sono un ipocrita che sta obliquamente giustificando l’uccisione della Hortman, ma se lo avessero fatto avrebbero accusato anche se stessi della stessa infamia.

La negazione dell’evidenza sull’omicidio di Charlie Kirk
La seconda cosa che mi colpisce è la negazione dell’evidenza che l’omicidio ha una matrice di estrema sinistra. Moltissimi anche in Italia la pensano come il comico americano Jimmy Kimmel: Kirk lo hanno ammazzato quelli del Maga, i suoi stessi compagni di cordata. Una delle prove sarebbe che il suo assassino vive nello Utah, stato di mormoni conservatori, ed è figlio di una famiglia di repubblicani: questa perla l’abbiamo sentita persino dalla bocca di Gerardo Greco, ex Rai ed ex Mediaset, venerdì mattina a Omnibus. Nemmeno il fatto che su proiettili nella disponibilità dello sparatore che sono stati trovati fossero scritte frasi come “Hey fascist, catch!” e “Bella Ciao” servirebbe a spiegare l’orientamento politico dell’omicida: sono “solo” sequenze di pulsanti e colonne sonore di videogiochi, il mondo in cui era immerso Tyler Robinson.
Dario De Leonardis sul magazine culturale Deep hinterland imbastisce una sofisticata e sfaccettata analisi del mondo dell’Internet Gaming Entertainment per concludere che «in tutta probabilità Tyler Robinson, se verrà riconosciuto colpevole, avrà fatto tutto da solo per far ridere i suoi amici su 4chan. Rischi la pena di morte per il “lol”? Sarai ricordato come una leggenda. (…) questo omicidio è stato fondamentalmente uno shitpost (cioè una forma di comunicazione digitale caratterizzata da contenuti intenzionalmente di bassa qualità, finalizzata a provocare una reazione emotiva – ndr). Questo è l’unico modo per analizzarlo. È stato progettato per essere il più dirompente e incomprensibile possibile (…). Esprime un tipo di nichilismo che funziona molto bene sui forum di immagini e sui server Discord dove questo ragazzo ha passato la maggior parte della sua vita».
Il fascismo degli antifascisti
Sottinteso del discorso: quindi non c’entra niente con l’antifascismo militante. Beh, il fatto che molti che si dichiarano antifascisti militanti siano degli sciroccati che agiscono sotto l’influsso di sostanze psicotrope o di overdose digitali non significa che la loro etichetta antifascista sia priva di senso. Gli antifascisti di una volta tipo Che Guevara o il commissario del popolo Nikolaj Krylenko nell’Urss di Stalin consideravano l’omosessualità una manifestazione di decadenza borghese, quelli di oggi spintonano per essere nelle prime file dei Gay Pride. I tempi cambiano e gli antifascisti pure (come tutti gli altri militanti delle varie ideologie). Un problema però resta sempre uguale: il fascismo degli antifascisti, che gli antifascisti Leonardo Sciascia e Pier Paolo Pasolini denunciavano già cinquant’anni fa.
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Illustrazione lucida delle menzogne diffuse sui media che “contano” da sinistri che disprezzano la verità’
Non possiamo restare passivi davanti a questo