Ratzinger: Il mio Conclave guardando il Giudizio universale di Michelangelo. «Nelle mani giuste»

A cosa esorta l’opera michelangiolesca? Ecco come l’allora cardinale descriveva i suoi sentimenti «nelle ore della grande decisione»

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I cardinali elettori si riuniranno in Conclave nella Cappella Sistina. Nella sue edizione domenicale, l’Osservatore Romano ha pubblicato uno stralcio della presentazione scritta dall’allora cardinale Joseph Ratzinger al libro Trittico romano. Meditazioni (Libreria editrice vaticana, 2003). Lo riproduciamo di seguito.

Nelle mani giuste

di Joseph Ratzinger

Principio e fine, — probabilmente al Papa, che pellegrina verso l’interno e verso l’alto, il nesso esistente tra loro è apparso chiaro proprio nella Cappella Sistina, dove Michelangelo ci ha donato le immagini dell’inizio e della fine — la visione della creazione e l’imponente dipinto del giudizio finale.

La contemplazione del Giudizio Universale, nell’epilogo della seconda tavola, è forse la parte del Trittico che commuove di più il lettore. Dagli occhi interiori del Papa emerge nuovamente il ricordo dei conclavi dell’agosto e dell’ottobre 1978. Poiché anch’io ero presente, so bene come eravamo esposti a quelle immagini nelle ore della grande decisione, come esse ci interpellavano; come insinuavano nella nostra anima la grandezza della responsabilità. Il Papa parla ai Cardinali del futuro Conclave «dopo la mia morte» e dice che a loro parli la visione di Michelangelo. La parola Con-clave gli impone il pensiero delle chiavi, dell’eredità delle chiavi lasciate a Pietro. Porre queste chiavi nelle mani giuste: è questa l’immensa responsabilità in quei giorni. Si ricordano così le parole di Gesù, il «guai» che ha rivolto ai dottori della legge: «avete tolto la chiave della scienza» (Luca, 11, 52). Non togliere la chiave, ma usarla per aprire affinché si possa entrare per la porta: a questo esorta Michelangelo.

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