Il nuovo primo ministro bulgaro è presentato come un pericoloso filoputinano. Ma perché la povera Bulgaria non dovrebbe fare quel che fanno Francia, Germania e Spagna? Rassegna ragionata dal web
Rumen Radev, primo ministro della Bulgaria (Foto Ansa)
Il populismo europeo non è morto con la sconfitta elettorale di Fidesz in Ungheria, e ad un primo sguardo pare che proprio la versione nazionalista ed euroscettica dello stesso sia viva e vegeta: per un Viktor Orbán che esce di scena dopo sedici anni di ininterrotta guida del governo ungherese, ecco che sul palcoscenico sale Rumen Radev, ex capo dello stato ed ex comandante dell’aeronautica militare bulgara, che a capo di un partito nato meno di quattro mesi fa conquista la maggioranza assoluta alle elezioni politiche, le ottave a Sofia nel giro di cinque anni, e si candida a primo ministro di un governo monocolore con la sua Bulgaria Progressista. Così infatti viene descritto da Rossana Miranda su formiche.net:
«La sua strategia elettorale è stata capitalizzare lo scontento dei cittadini nei confronti dei partiti politici tradizionali, facendo una campagna contro la corruzione, la povertà e l’oligarchia di politici e imprenditori che dominano il paese. (…) L’ex pilota è anche un noto...
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