Questi vaticanisti vogliono un conclave a loro misura. Ma sta scritto: “Non praevalebunt”

Premono per una Chiesa che sia “democratica” secondo i loro desiderata: povera, pulita, trasparente. L’obiettivo è mandare Gesù nella soffitta delle immaginette ammuffite

Massimo Franco, Marco Ansaldo, Marco Politi. Eccetera. Tutto come previsto. L’avevamo anticipato in un editoriale ed ecco che dal Corriere della Sera a Repubblica, giornali e vaticanisti, se ne fanno suadenti portavoce. In attesa della “fumata bianca”, lorsignori esigono dai cardinali che si riuniranno in Conclave trasparenza, pulizia, legalità.

Insomma, una perenne Vatileaks. Anche a costo di giustificare (come hanno piccinamente giustificato il Nuzzi di Sua Santità – perché se toccavano il “faro” quirinalizio o qualche altro poterazzo, vedevi se da Milano a Palermo le procure non si sarebbero scatenate e i direttori di giornali non avrebbero censurato “l’inammissibile dossieraggio”) l’insider, il furto, la ricettazione, fin nell’appartamento papale.

Vogliono una Chiesa sotto una campana di vetro. La vogliono sotto i riflettori dello spettacolo. Grande Fratello da godersi stando attaccati a internet nelle redazioni. O in pantofole sulla poltrona di casa. Vogliono che il lavacro delle beghe, dei peccati e dei panni sporchi dei poveri uomini e delle povere donne che abitano la Chiesa di Cristo sia esposto a una riunione di redazione con Ezio Mauro. E sia conferenziato in diretta streaming col direttore Ferruccio De Bortoli.

Il tutto, poi, impacchettato e messo in rete per i clic delle community. E che ci pensi un Grillo, finito d’incerare il Parlamento italiano, a passare lo spazzettone in Vaticano.

Davvero si stanno impegnando affinché questi 115 canuti porporati, espressione di un mondo archeologico che secondo lorsignori non dovrebbe manco più esistere (già, non sarebbe meglio scegliere il papa con un referendum su internet o farlo nominare dal Cda di Mediobanca o Cir di De Benedetti?), vengano a Canossa con il mainstream mondano. E si facciano finalmente “illuminare”. Non dallo Spirito Santo. Ma dallo stile obamiano delle élite. E dai “movimenti di base” per le donne prete e il matrimonio gay (che naturalmente obamiani ed élite oliano e manutengono coram populo).

L’obiettivo è sempre lo stesso. Da duemila anni a questa parte. Da che un tale tentò Cristo nel deserto. E da che re, imperatori, potenze di ogni feudo e colore, tentano di legare il Vicario di Cristo dove vogliono loro, padroni di questo mondo. Mandare Gesù nella soffitta delle immaginette ammuffite. Varare un “Conclave democratico”. Battezzare un Papa che faccia da assistente spirituale all’impero dei diritti, dei procuratori e dei gazzettieri delle “mani pulite”. Questo è adesso l’obbiettivo della grande religione del “we can”.

E già. Una volta volevano il Papa alla carolingia o alla sveva. Ieri le potenze dell’Asse lo volevano pulito come la razza ariana. O di classe come le armate di Stalin. Oggi chiedono una chiesa formato New York Times.

Si intende: di “rinnovamento” ha parlato il cardinal Angelo Scola. Così come, insieme a Scola, pressoché tutti i porporati sono consapevoli dei limiti, condizionamenti, errori, conflitti e taluni perfino crimini, in cui i chierici (specie di curia) sono caduti e cadono nell’esercizio delle loro funzioni, poteri e autorità. Certo che anche nella reggenza di quella entità politica e statuale che si chiama Città del Vaticano qualcosa cambierà. Certo che anche la Santa Sede Apostolica, in quanto entità gerarchica e organizzativa, aspira al rinnovamento. Però questa tensione riformatrice, il papato e i principi delle Chiesa la chiamano “purificazione della ragione”. E “conversione a Cristo”. Non “spoliazione dai beni mondani”, “chiesa povera”, “democratizzazione”.

Per altro, questa idea di democratizzazione e spoliazione è stoltezza e utopia interessata. Quanto al primato del Papa, non si scappa: è l’unica ragion d’essere del cattolicesimo. Senza Papa non c’è Chiesa cattolica. Perciò, se non vi va, rivolgetevi alle mille e una setta paracristiane che prolificano sotto i cieli e i governi di questo mondo. Quanto alla spoliazione dai beni e autorità terrene, da gerarchia, apparato, soldi, struttura, organizzazione. Che dire? Sono tutti elementi indispensabili, inerenti qualsiasi realtà storica. Tanto più la Chiesa cattolica.

Chiesa che, non vivendo su Marte e non essendo ancora in quel Paradiso in cui anche le zanzare e i moscardini avranno lo stesso valore di un milione di dollari, per compiere la sua missione su questa terra, deve necessariamente trovare (come ciascuno di noi e tutte le organizzazioni umane di questa terra) il sostentamento necessario per mantenere preti e suore, chiese e scuole, missioni e imprese, collaboratori e impiegati. Talora infedeli e sempre peccatori? Sì. Infedeli e peccatori. Perciò, continuate pure a scagliare le vostre pietre. Farisei. E scribi. Sta scritto: “Non praevalebunt”.