Provaci tu a pagare la Tasi. «Una vera e propria galleria degli orrori»

Ancora una volta, come con l’Imu di Monti, «i cittadini italiani dovranno subire i perversi effetti di una politica fiscale orientata da demagogia e pressapochismo»

«Assurde complicazioni» attendono i cittadini che proveranno a pagare la Tasi, secondo ItaliaOggi. E le «insidie» maggiori saranno su «negozi e case sfitte», avverte il Sole 24 Ore. Mentre crescono esponenzialmente le preoccupazioni dei principali quotidiani economici, si avvicina rapidamente le scadenza per il pagamento della nuova tassa sugli immobili, la Tasi, appunto, che affiancherà, sostituendola solo sulle prime case, l’Imu, introdotta dal governo Monti nel 2012, salvo poi essere cancellata, ma solo sulle abitazioni principali, dall’esecutivo Letta.

LE SCADENZE. La nuova versione della tassa sulla casa è contenuta nella Iuc, acronimo di Imposta unica comunale, che racchiude – «non si capisce bene perché», scrive ItaliaOggi – tre diversi tributi in uno: la Tasi sui servizi indivisibili, la Tari sui rifiuti urbani e l’Imu, che non si paga più sulle prime case, ma sulle seconde sì, così come sui capannoni e sui negozi. E mentre gli italiani hanno già iniziato a pagare la Tari, non tutti hanno potuto, invece, versare l’acconto della Tasi, che si pagherà in due rate, semplicemente perché solo duemila Comuni su oltre settemila hanno deliberato per tempo le aliquote. Entro il 16 ottobre, però, anche nei cinquemila municipi ritardatari, i cittadini potranno finalmente sapere quanto dovranno pagare di acconto sulla Tari. E il 16 dicembre potranno saldarla. A dire il vero, ci sono ancora duecento Comuni che non hanno ancora deliberato le aliquote; lì il pagamento dovrebbe avvenire in un’unica soluzione sempre a dicembre.

FISCO PERVERSO. Ancora una volta, «i cittadini italiani dovranno subire i perversi effetti di una politica fiscale orientata da demagogia e pressapochismo e un’attribuzione di poteri regolamentari agli enti locali che hanno creato, a danno dei contribuenti, una vera e propria galleria degli orrori», è il commento di ItaliaOggi. Che, poi, aggiunge: «Il contribuente potrebbe anche avere la brutta sorpresa di trovarsi di fronte a più delibere» del Comune. In quei casi, avverte il quotidiano, «bisogna leggerle tutte», per conoscere con esattezza le aliquote e le detrazioni. Ma a Palermo «alcune modifiche sono fatte a penna, con una grafia incomprensibile. In questi casi non resta che telefonare in municipio».

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COMMERCIALISTI IN FUGA. Come se non bastasse, poi, aveva già denunciato ItaliaOggi, «i calcoli dell’imposta locale sono così complessi da non essere remunerativi per i commercialisti. E i pochi bollettini precompilati dai Comuni sono pieni di errori». Tanto che il gioco, per molti professionisti, non varrebbe la candela e il contribuente si troverebbe così da solo a dover dipanare il bandolo di una matassa fiscale assai intricata, abbandonato persino dai Caf.
Altre evidenti storture sono rappresentate sia dal fatto che la Tasi, nel caso di immobili in affitto, gravi per una quota compresa tra il 10 e il 30 per cento dell’importo sull’inquilino e per la restante parte sul proprietario; sia dal rischio reale, denunciato dal Sole 24 Ore, che per chi possiede un immobile, casa o negozio, in un Comune diverso da quello di residenza, il «confronto diretto con gli uffici comunali», potrebbe essere addirittura «impedito». Una situazione quest’ultima che riguarda qualcosa come 30 milioni di abitazioni. Un pasticcio niente male per una tassa che, non solo promette di essere più salata dell’Imu per 7 famiglie su 10, ma che rischia di deprimere ulteriormente i consumi.