Quello di Grillo è odio. Odio allo stato puro. Fatto solo di parole (per ora)

Non è un avatar, non è un robot. È un uomo che faceva “marchette” e che è rimasto alla rabbia di quell’incidente dell’81. Ma quel che oggi è “movimento” rischia di diventare “sovvertimento”

Appena conclusi i colloqui tra i rappresentanti dei 5 stelle e Pier Luigi Bersani, Beppe Grillo ha postato sul suo blog cose così: «Le nuove generazioni sono senza padri, sono figlie di NN, dal latino “Nomen nescio: nome non conosco”. Sulle loro carte di identità, sui loro documenti di lavoro, nei libretti universitari alla voce “figlio di” risulta la sigla NN, figlio di nessuno, figlio della colpa, figlio di padre ignoto, figlio di vecchi puttanieri che si sono giocati ogni possibile lascito testamentario indebitando gli eredi. I Padri Puttanieri (sono) quelli che hanno sulle spalle la più grande rapina ai danni delle giovani generazioni. Questi padri che chiagnono e fottono sono i Bersani, i D’Alema, i Berlusconi, i Cicchitto i Monti che ci prendono allegramente per il culo ogni giorno con i loro appelli quotidiani per la governabilità. Hanno governato a turno per vent’anni, hanno curato i loro interessi, smembrato il tessuto industriale, tagliato lo Stato sociale, distrutto l’innovazione e la ricerca. I figli di NN vi manderanno a casa, in un modo o nell’altro, il tempo è dalla loro parte. Hanno ricevuto da voi solo promesse e sberleffi, non hanno nulla da perdere, non hanno un lavoro, né una casa, non avranno mai una pensione e non possono neppure immaginare di farsi una famiglia. Vi restituiranno tutto con gli interessi».

Qualcuno suggerisce per lui un’immagine un po’ forte. È come un grosso, grasso topo di fogna che si è intrufolato in un salotto. Corre di qua e di là. Cerca di mordere cuscini e caviglie. Ogni tanto alza la testa paffuta e rotea gli occhi in cerca di una preda. E se puntasse a infilarsi in un letto? Sotto una gonna? Se mordesse un bambino? Scoppiano grida in salotto. È in corso il solito party di fine settimana. C’è molta bella gente. E anche brutta. Ma le grida vengono soffocate dai padroni di casa. “Avanti con la musica”, dicono. “No abbiate paura. Non è un topo, è un pelouche. Di quelli di ultima generazione. Di quelli che vengono dalla Cina. Praticamente, un robot”. Certo, un po’ di paura e schifo resta. Ma nessuno fiata. Anzi. Qualcuno ride. Altri se la godono. Altri ancora credono di aver avuto un’idea e di poterlo usare per una buona impresa.

E invece è proprio un essere nelle cui vene scorre vero sangue. Non fatevi distrarre da quello che ripete come un mantra. Non è un robot. Non è un avatar uscito da internet. Non è un microchip impazzito che ha preso la forma di uno strano facocero. È lui, proprio lui. Beppe Grillo. Un uomo rimasto a quei momenti di terrore che gli hanno stravolto la vita. E di lì in avanti, gli hanno fatto vivere tutto con una rabbia dentro. Ma una rabbia, che se non la provi non la conosci.

Beppe Grillo è fermo a quel giorno del 1981. Quando guidando in montagna la sua Chevrolet incappò in una lastrone di ghiaccio e cappottò in un burrone. Morirono tre suoi amici. Lui sopravvisse per miracolo. «Devo pensare che sia stato un miracolo», disse in un’intervista. L’unica in cui non ha avuto voglia di fare battute. Per il resto è rimasto così. Fino ad oggi. Con quel lampo di terrore negli occhi trasformato in una rabbia dell’iraddiddio. E non solo di comicità sfrenata. Come si è letto sopra. Ma di odio. Odio allo stato puro.

Eppure non è sempre stato così. La disinibizione di Grillo fu anche sfrenata “marchetta”. Come definì lui stesso, al telefono con un cronista della Stampa, il suo lavoro di intrattenitore e prestatore di comicità per lo spettacolo e il businnes del mondo. «E adesso basta intervista» disse più o meno al collega della Stampa che riuscì a strappargli l’intervista mentre  il comico correva in macchina, appunto, «basta, devo andare a fare una marchetta».

Ne sa qualcosa Audi. Che nel ’99, o giù di lì, mise i suoi rivenditori in Italia intorno al palco e pagò a Grillo 50 milioni per una mezz’ora di presentazione di un suo nuovo modello.

Adesso intorno al suo palco Grillo ha avuto centinaia di migliaia di teste. E tutte gratis. Tutte per fare un “movimento”, come chiama lui. In realtà, lui lo sa, Grillo vuole solo ed esclusivamente un “sovvertimento”. Fino a quando pacifico? Non si sa. Certi miei amici di una volta scrivevano, hanno scritto, correva il tempo della rivista Metropoli, fine anni Ottanta, suppergiù l’anno funesto di Grillo: «Il terrorismo è il dopolavoro di chi si è rotto le balle».

Non vorremmo ridargli l’idea a quello lì che gli è rimasto il lastrone di ghiaccio dentro la testa. Ma tra il rompersi le balle e il vaffanculo, la distanza è breve. Per adesso l’alzo del tiro è solo parolaio. Ma attenti, se l’ira allo stato puro, incandescente, vomitante, da parolaia diventa azione, dovremo batterci il petto per aver perso tempo a blandire il topo anziché averlo cacciato fuori dalla porta con un colpo di scopettone.