Quei leoni del Ppì

“Il Popolo” pubblica un numero speciale per l’assoluzione di Andreotti,
i leader dei Popolari giurano di non avere mai creduto alla sua colpevolezza. In realtà sia l’ultima Dc che il neonato Partito Popolare rinnegarono
il senatore e tutti gli altri democristiani in difficoltà, poi risultati innocenti. Carlo Giovanardi, capogruppo dei deputati Ccd, racconta le “coraggiose” iniziative della Bindi, Castagnetti e dell’allora segretario Martinazzoli

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Mino Martinazzoli, si sa, ha sempre avuto le frequentazioni giuste, ma anche molto pudore nel parlare dei suoi atti politici. Evocategli l’eventualità di una commissione parlamentare d’inchiesta su Tangentopoli, che potrebbe servire a riabilitare la memoria del partito di cui fu segretario (la Democrazia Cristiana), e farà spallucce. Chiedetegli di commentare la vicenda dell’archivio Mitrokhin, e replicherà infastidito che “siamo prigionieri del passato e spettatori di una finzione… si tratta di distinguere tra tempo storico e tempo politico, la confusione inquina il costume politico” (Liberal, 13 ottobre), senza neanche la curiosità di sapere chi trafugava i segreti militari dei Tornado a vantaggio dei sovietici sotto il suo naso quando lui era ministro della Difesa (1989-90). Sforzatevi di trascinarlo nelle inevitabili polemiche seguite all’assoluzione di Andreotti a Palermo, e lui biasimerà “l’idea che la sentenza di Palermo rivendichi chissà quale storia” (il Giorno, 26 ottobre). La verità è che Martinazzoli non può parlare della sua storia politica neanche per cinque minuti perché quella storia pesa troppo sul suo presente: il suo attuale partito, quello dei Popolari, è partner minore di un governo dominato dai personaggi che hanno approfittato di Tangentopoli per affondare la Dc, che hanno preparato la forca giudiziaria ad Andreotti e che hanno intascato rubli a milioni dal Kgb. Sarà per questo che, quando finalmente accenna a valutazioni e ricostruzioni del passato, l’ex segretario di Dc e Ppi scatena putiferi: sul Corriere della Sera del 25 ottobre rivendica al Ppi la palma della solidarietà nei riguardi di Andreotti e bacchetta, chissà perché, i poveri Ccd di Pierferdinando Casini, loro sì colpevoli di aver abbandonato il senatore al suo destino per non essere rimasti col Partito Popolare. A scatenare l’ira dell’irruento Carlo Giovanardi, capogruppo dei deputati Ccd, sarebbe bastato molto meno: “Quando mai Martinazzoli e i suoi sono stati solidali con Andreotti? Hanno persino rinnegato l’esposto giudiziario con cui il partito doveva difendere il senatore, hanno preso le distanze in tutti i modi, e oggi hanno la faccia tosta di criticare noi…”.

Esposto in difesa di Andreotti? Onorevole Giovanardi, vuole aiutarci a mettere a fuoco questa storia? Non tutti se la ricordano…

L’idea di presentare quell’esposto alla Procura di Roma venne a me e a D’Onofrio. Chiedevamo alla magistratura di indagare su di un fatto: come era possibile che improvvisamente uomini che avevano fatto la storia del nostro paese come Andreotti, Gava e Misasi venissero indicati come mafiosi e criminali sulla base di dichiarazioni dei “pentiti”. Il testo era stato visto dal presidente della Commissione Giustizia della Camera che era Gargani, dagli avvocati di Andreotti, dai presidenti dei gruppi parlamentari Dc di Camera e Senato, Gerardo Bianco e Gabriele De Rosa e dal segretario del partito, Martinazzoli. Il quale se lo tenne due giorni, lo lesse e lo riconsegnò a me in Transatlantico dopo aver modificato un aggettivo e una virgola dicendo: “Domani fatelo presentare dai presidenti dei gruppi parlamentari”. Non era un’iniziativa di poco conto: allora la Dc aveva 210 deputati e 110 senatori, Bianco e De Rosa non erano i primi che passavano per la strada. L’esposto fu presentato e fece un grande effetto sui media.

… il TG1 ci aprì il telegiornale…

Beppe Del Colle su “Famiglia Cristiana” scrisse che finalmente la Dc aveva avuto un sussulto, che quello era il minimo che poteva fare per difendere la sua storia. Ma quella sera da Napoli durante la trasmissione “Milano Italia” Rosy Bindi sparò a zero sull’esposto dicendo che era una difesa vergognosa, poi la domenica a Modena i cosiddetti “autoconvocati” che si riconoscevano nella linea di Rosy Bindi attaccarono l’iniziativa. Quando i giornalisti andarono da Martinazzoli chiedendogli: “Segretario, cosa ne pensa dell’esposto presentato?”, lui rispose: “Quale esposto? Io non conosco nessun esposto, non so nulla”. Allora io telefonai a Castagnetti (l’attuale segretario dei Popolari – ndr), che era capo della Segreteria politica e portavoce di Martinazzoli e gli dissi: “Siete impazziti? Abbiamo vagliato questa cosa nel partito, l’hanno vista tutti, il segretario ha dato il via libera, e poi alla prima contestazione fa finta di non conoscerla?”. “Ma sai, l’hanno preso di sorpresa…”. Fatto sta che quella che doveva essere una difesa di Andreotti finì in una Caporetto, perché era chiaro che il partito lo mollava.

Dopo però Mar-tinazzoli tornò su quella di-chiarazione.

Sì, pian piano, col passar dei giorni, ammise che ne sapeva qualcosa. Soprattutto per un motivo: che Gerardo Bianco minacciò le di-missioni da presidente del gruppo alla Camera se il segretario non ammetteva di conoscere l’iniziativa. Ma ormai il patatrac era fatto: invece di difendere e coltivare l’iniziativa, l’ha rinnegata e ci ha coperti di ridicolo. Ed è stato evidentemente un segnale chiarissimo che Andreotti veniva abbandonato.

Beh, almeno a livello di pubbliche dichiarazioni Martinazzoli ha difeso Andreotti.

No, lo ha attaccato! Guardi questo articolo (tira fuori una vecchia copia del “Resto del Carlino”, datata 6 aprile 1993 – ndr). Subito dopo che era stato presentato il nostro esposto alla magistratura, ad Andreotti era arrivato un avviso di garanzia dalla Procura di Milano per un finanziamento illecito che lui avrebbe fatto avere nientemeno che al PSDI! Riferiscono a Martinazzoli le “accuse” di Andreotti ai magistrati di Palermo e Milano, e in quel frangente sentite cosa dice Martinazzoli: “Tutta la solidarietà umana agli amici in difficoltà, ma non difenderemo l’indifendibile… Le preoccupazioni di Andreotti sono di Andreotti. Quello che è certo è che la nostra iniziativa non intende attaccare la magistratura”. E questo è l’uomo che oggi si vanta di avere il senatore nelle file del suo partito! Decisamente non ci fa una bella figura. Ma non peggiore di quella dei commissari democristiani di tutte le correnti che votarono il documento dell’antimafia di Violante che metteva sotto accusa la corrente andreottiana in Sicilia, e solo quella, e chiedeva al Parlamento di pronunciarsi sulle responsabilità di Andreotti.

Spesso nelle commissioni parlamentari si vota distrattamente.

La Dc rifiutò di votare quel testo per cinque volte, si decise alla sesta.

Adesso mi viene in mente che il vicepresidente della commissione era il democristiano Paolo Cabras: oggi sta coi Ds. Ma le responsabilità di Martinazzoli vanno ben al di là del caso Andreotti.

E cioè? Quando grandinava sulla periferia del partito, che iniziative ha assunto? Quando arrestarono gli abruzzesi, quando arrestarono i calabresi, quando arrestarono il segretario regionale del Veneto, quando arrestarono il segretario regionale della Toscana, quando arrestarono il vicesindaco di Firenze, quando arrestarono Clelio Darida – tutte persone poi assolte con formula piena – dove è stata la difesa del partito? Su queste cose io ci ho pure scritto un libro, “Storie di ordinaria ingiustizia”.

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