Quei dolci violini gitani (multati a Milano)

Il bicchiere. Enogastronomia politica

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Durante l’ultima “Giornata di Resistenza Umana”, (che non è una gara a chi mangia di più, ma una giornata di incontro con chi resiste a vivere in luoghi spesso dimenticati dalle normali vie della comunicazione e dell’economia), la campionessa olimpionica Stefania Belmondo ha spiazzato tutti. Chi è il personaggio più importante della tua vita? “Madre Teresa di Calcutta” – ha risposto – se non avessi preso questa strada avrei pensato seriamente a dare la vita per gli altri”. In quel momento, sulle montagne di Bersezio, quasi ai confini con la Francia, il gruppuscolo del Club di Papillon ha avuto la percezione di quale volto potesse avere lo sport pulito, onesto, sincero. Prima di partire per il Trentino, meta di intensi allenamenti per le prossime gare, abbiamo regalato a Stefania una suonata del gruppo di gitani di Roberto Durkovich: violino, fisarmonica, chitarra. Sono venuti fin lassù, dalle metropolitane milanesi, dove passano il tempo a suonare e a raccogliere denari per mantenere la famiglia, per una giornata di amicizia. Quando siamo stati nei prati del Vallone da Zio John, al secolo don Giovanni Culasso, prete benefattore, amante della natura, che ha costruito una cattedrale di solidarietà in mezzo ai prati e ai monti di Pietraporzio, hanno capito che suonare, cantare, ballare, mangiare, girare erano un tutt’uno. Perché quando c’è un luogo, niente viene lasciato fuori e, tutti i particolari, diventano migliori di come potrebbero essere se presi uno ad uno. Così ci hanno stupito, quei quattro uomini rumeni di età diverse, per la dignità che avevano, anche quando hanno tirato fuori l’ultima beffarda multa che gli è stata inflitta da un vigile sotto il metrò: 6 milioni di lire. Non so chi sia l’Assessore alla Cultura del Comune di Milano, so che alla presidenza della Provincia c’è la moglie di un cantautore, che è sensibile all’arte e alla cultura. Se le istituzioni uccidono l’espressività di artisti come questi, se la ‘Milan col còr en man” sequestra gli strumenti a chi esprime l’unica cosa che ha – l’arte della musica – davvero non ci siamo più. E non è questione di destra o di sinistra, ma di incultura e inciviltà, di pregiudizio e discriminazione. A sentir suonare quei quattro angeli m’è venuta in mente una battuta del Pranzo di Babette, dove la protagonista, dopo aver messo insieme quel mitico menu e aver speso tutto ciò che aveva, dice: “Un artista non è mai povero”. All’Assessore alla Cultura del Comune di Milano, al Sindaco Albertini, a Ombretta Colli e a Giorgio Gaber dedico uno dei Prosecco più buoni che ho assaggiato in questi ultimi giorni: FOSS MARAI di Valdobbiadone (0423/900560). Ha un profumo pulito, una spuma ricca e persistente. È un vino pieno di dignità, insomma, come quegli angeli zigani, che suonano da dio. massolon@tin.it

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