Quasi un milione e mezzo di bambini costretti alla fuga da Boko Haram

Metà di loro hanno meno di tre anni di età. Secondo un rapporto dell’Unicef, solo negli ultimi cinque mesi ci sono stati altri cinquecentomila bambini sfollati

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Articolo tratto dall’Osservatore romano – Sono ormai oltre un milione e quattrocentomila i bambini costretti a lasciare le loro case, in molti casi da soli, dopo aver perso i genitori, dagli attacchi di Boko Haran nel nord-est della Nigeria e nei Paesi confinanti. Metà di loro hanno meno di tre anni di età. Secondo un rapporto diffuso ieri dall’Unicef, il fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, solo negli ultimi cinque mesi ci sono stati altri cinquecentomila bambini sfollati.

La maggioranza di loro, oltre un milione e duecentomila, si trovano nei tre Stati nordorientali nigeriani dove più intensa è da anni l’azione di Boko Haram, cioè il Borno, dove il gruppo jihadista ha le proprie principali roccaforti, lo Yobe e l’Adamawa. Altri 265.000 sono stati costretti a fuggire in Camerun, Ciad e Niger, Paesi a loro volta teatro soprattutto nell’ultimo anno di incursioni e attentati di Boko Haram.

Manuel Fontaine, direttore regionale dell’Unicef per l’Africa centrale e occidentale, presentando il rapporto ha parlato di infanzia spezzata, sottolineando come il dramma dei bambini sfollati si aggiunga a quello di quanti vengono uccisi o sequestrati.

Insieme con i Governi e con le organizzazioni non governative partner in tutti e quattro i Paesi colpiti, l’Unicef ha ampliato le sue operazioni salvavita a migliaia di bambini e alle loro famiglie colpiti dalle violenze. Dall’inizio dell’anno oltre 315.000 bambini sono stati vaccinati contro il morbillo; più di duecentomila hanno ricevuto accesso ad acqua pulita; circa 65.000 sfollati e rifugiati hanno avuto accesso all’istruzione e hanno continuato a studiare grazie alla distribuzione di materiali scolastici e 72.000 hanno ricevuto supporto psicologico; infine circa 65.000 bimbi sotto i 5 anni hanno ricevuto cure per malnutrizione acuta grave.

Tuttavia, l’appello lanciato dall’Unicef per la risposta umanitaria nella regione del lago Ciad è ancora sottofinanziato. È stato infatti erogato solo il 32 per cento dei cinquanta milioni e trecentomila dollari richiesti quest’anno. «Con un incremento del numero di rifugiati e risorse non sufficienti, la nostra possibilità di distribuire aiuti salvavita sul campo è seriamente compromessa» ha ricordato Fontaine.

Foto Ansa/Ap

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