Quando Giulietto Chiesa querelò Craxi per i fagioli sovietici

Bokassa 39

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Giulietto Chiesa querelò, con sicumera, l’ex segretario del Psi Bettino Craxi. Giulietto Chiesa, indiscusso “grande giornalista”, era indignato.

Il “poveretto” si era ribellato, purtroppo per lui, a una evidenza lapalissiana: come corrispondente dell’Unità a Mosca aveva goduto di privilegi incredibili. E qui si intende come privilegi: roba, affitti, “buoni pasta e fagioli”, non di certo notizie, perchè quelle arrivavano via-radio, attraverso i circuiti chiusi delle radio bulgare installate da Cossutta e da Pecchioli in 33 centri d’ascolto clandestini della Penisola italiana. Ma lui, Giulietto, non sapeva niente: nè degli affitti, nè dei privilegi, nè tanto meno delle radio. Tanto è vero che, si dice, fece un viaggio alle isole Kurili (mezze giapponesi e mezze russe, non si è mai capito bene) per comprarsi un walkman della Sony e dovette poi giustificarsi davanti al Soviet di Leningrado, oggi San Pietroburgo.

Non sappiamo adesso che fine abbia fatto la querela di Giulietto Chiesa, nel frattempo passato dai giornali dell’Urss (pardon, del Pci) a quelli della Fiat. Un fatto è certo: che il deprecabile (per Chiesa) archivio Mitrokhin e i vecchi corrispondenti dell’Unità, ormai pensionati, collimino su un punto: i corrispondenti del giornale dei comunisti italiani venivano trattati come dei signori, tanto che i mugikj del Kazachistan volevano linciarli. E si temettero, in occasione di alcune riunioni del Soviet supremo, alcune “sommosse della plebaglia” o jacqueries, come le chiamava quel borghese di Kossighin.

Confessiamo che siamo preoccupati per Giulietto Chiesa e per l’andamento della querela contro Craxi. Non perché questo possa compromettere il futuro giornalistico di Chiesa: in un paese come questo, uno come Giulietto, che schiva tutte le notizie più importanti, rischia di diventare un premio Pulitzer, un Montanelli, un Bocca o un Biagi, e si becca pure un “Premiolino” o un “Ischia”. Siamo preoccupati perché al posto di un romanzo come “La spia che venne dal freddo”, Giulietto rischia di passare alla storia come l’informatore in nome dell’equo canone russo e del “buono pasta e fagioli”.

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