Psg campione, ma ora va scelto il nuovo tecnico. «E attenzione al Monaco: può vincere subito»

Ieri la conquista del titolo in Ligue 1. Oggi si fanno i piani per il futuro: «La permanenza di Ibra dipende da chi sarà l’allenatore». Intervista a Federico Casotti (Sportitalia)

Ci sono le incognite del futuro sulla gioia del Psg. E non per la lite tra Leonardo e Ibrahimovic, immortalata dalle telecamere nello spogliatoio del club dopo la bella vittoria di ieri col Lione, che ha portato il club al raggiungimento del suo terzo titolo francese, il primo dall’arrivo dello sceicco Al Khelaifi. C’è un progetto che in due anni ha portato frutti molto maturi, ma che rischia di perdere alcuni dei suoi interpreti più significativi: l’allenatore Ancelotti, il ds Leonardo, lo stesso Ibrahimovic. Il tutto dopo una vittoria in campionato ottenuta più che facilmente: «Ci si aspettava di più dalle avversarie: il Psg ha vinto il titolo con un monte punti tutto sommato normale. Però sicuramente c’è da essere soddisfatti per essere tornati a vincere in Francia, dove il titolo mancava da 19 anni». Federico Casotti ha raccontato tutta la stagione francese per le telecamere di Sportitalia, e commenta con tempi.it il presente e il futuro del Psg.

Casotti, primo titolo vinto dal Psg di Leonardo, Champions persa solo ai quarti mettendo in difficoltà il Barça… Utilizzando il titolo del tuo libro “Parigi non è stata costruita in un giorno”, però due anni sono bastati allo sceicco per coronare i suoi progetti…
Sì, la crescita avuta dal Psg quest’anno è il frutto di un lavoro costruito nelle stagioni prima: si sono creati i presupposti per arrivare in tempi tutto sommato rapidi alla vittoria. Lo scorso anno il club ha dovuto maturare un po’ di esperienza, sono stati fatti alcuni errori, come sottovalutare il Montpellier, che invece quest’anno si sono riproposti in maniera minore. Va detto che poi né Marsiglia né Lione sono state in grado di tenere il passo e di essere continue quanto il Montpellier un anno fa, ed effettivamente ci si aspettava che il Psg vincesse magari anche con 10 punti in più rispetto a quelle di adesso in classifica.

La straripanza di Ibra mette in ombra tutto il lavoro che il resto della squadra ha fatto durante la stagione. Chi le è piaciuto di più degli altri?
Se devo scegliere un nome direi Matuidi: meriterebbe di essere l’uomo copertina di questo successo. È cresciuto tanto in quest’anno, arrivando ad essere sempre titolare e giocando qualcosa come 60 partite tra club e Nazionale. E non è una cosa scontata, se si pensa che lui era arrivato a Parigi ancor prima dell’approdo di Leonardo, con tutta la diffidenza che allora c’era per i giocatori cresciuti nel campionato francese. D’altronde bisogna pensare che il vice di Ancelotti è Claude Makelele: crescere con alle spalle uno così non può che essere una garanzia.

Dopo un anno al top, i nomi più caldi del Psg rischiano già di salutare. Dove vede Ibrahimovic il prossimo anno? E Ancelotti?
Ibrahimovic potrebbe anche rimanere: ieri a fine partita ha detto di essere un professionista, di avere un contratto fino al 2015 e di volerlo rispettare. È vero, non sempre in passato lo ha fatto, ma credo che tutto dipenda da chi sarà il prossimo allenatore del club. Io do per certo che Ancelotti parta: col suo addio si aprirebbe un bel problema per scegliere il successore, perché tanti sono i giocatori che a lui si sono legati. Una delle difficoltà sarà, ad esempio, la lingua: nel gruppo sono pochi quelli che hanno imparato il francese, tanti continuano a parlare italiano. Potrebbe quindi arrivare un allenatore italiano, o che comunque conosce la nostra lingua.

Negli ultimi giorni si è parlato di Mancini…
Sì, ma credo che andrà al Monaco: c’è un progetto valido su cui lui può partire a lavorare da zero, senza doversi inserire in strutture e schemi già affermati. C’è una pista che porta a Fabio Capello, ma appare difficile, io non escluderei nemmeno una offerta a Conte, che all’estero viene considerato come Klopp. D’altronde, se si vuole rimanere fedeli alla linea italiana i profili “spendibili” sono pochi: magari Spalletti, ma non è mai esploso del tutto. Altrimenti Laurent Blanc…

Qualche settimana fa si è parlato dello sfogo di Ibra, deluso dallo scarso appeal della Ligue 1. Crede che questo particolare potrebbe influenzare anche altre arrivi al Psg, oppure lo svedese è un caso isolato?
Non credo, penso che piuttosto tanto dipenderà dal nuovo allenatore: da lì si capirà se le mosse del club sono per una totale ristrutturazione della squadra o se piuttosto si cercheranno pochi innesti. Il Psg ormai è un nome affermato, il cui valore ha mitigato lo scarso appeal della Ligue 1. Oltretutto il prossimo anno ci sarà il Monaco, che potrebbe diventare la rivale del club di Parigi alla vittoria del titolo.

Con che tempi?
Per come è stato costruito, io credo che potrebbe vincere subito, già il prossimo anno. Già durante questa stagione hanno messo le basi di un progetto, e stanno evitando di fare l’errore che un anno fa fece il Psg, ossia di fare tabula rasa dell’anima francese del club. Il Monaco segue tantissimi giocatori che quest’anno hanno brillato in Ligue 1: ci sono Menez e Sakho appena laureatosi campioni di Francia, c’è il portiere del Saint-Etienne Ruffier. E poi c’è un precedente: il Monaco è l’unica squadra nella storia del campionato francese ad aver vinto il titolo da neo-promossa. Potrebbe ripetersi.

Si dice che già oggi potrebbe firmare Falcao. Che ne pensa? Crede davvero che dietro ci siano le mosse del Real Madrid?
No, non ci credo. Il Monaco non ha bisogno di questi escamotage: non dimentichiamoci che il presidente dei monegaschi è uno dei 120 uomini più ricchi al mondo. Non si parla di capitale illimitato, ma quasi… Fanno sul serio, se vogliono e possono prendere Falcao non hanno bisogno dell’aiuto del Real. In più hanno dalla loro un vantaggio legato alle nuove leggi sulle tasse, che gravano in Francia ma non a Montecarlo. Su questo le altre squadre chiedono maggiore equità.