Bene preservare i saldi di bilancio in manovra, ma al paese adesso servono le riforme. Un calcolo che non può non essere anche politico. Una provocazione
La premier Giorgia Meloni in Aula con il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti (foto Ansa)
Se lasci quasi tutti scontenti, vuol dire che sei nel giusto. Qualcosa del genere si può sostenere dell’ultima legge di bilancio del governo Meloni, la terza. Dunque la premier e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti avrebbero di che essere compiaciuti. Il provvedimento è stato criticato in tutti i modi. Sulla cosa che conta, cioè i saldi di bilancio, prevede spese in deficit “solo” per 15 miliardi, mantenendo la parola data all’Unione Europea col Piano strutturale di bilancio. Gli impegni presi si basano su previsioni di crescita forse troppo ottimistiche, ma in questo non c’è nulla di nuovo.
Intervistato da Marco Valerio Lo Prete per il Tg1, il ministro Giorgetti, stuzzicato sulle eterne richieste di aumentare la dotazione di servizi pubblici quali sanità e istruzione, ha posto la questione nei termini più corretti: bisogna agire sulla qualità dell’offerta. Ovvero: non è sempre un problema di risorse, anzi il più delle volte è una questione di organizzazione del servizio.
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