Prima di indovinare il campione misterioso Giovanni ha inventato il colpo di testa “alla Van Persie”

Il secondo giocatore da indovinare era il brasiliano Jo. Giovanni Zambon, impiegato in Veneto, lo ha scoperto per primo. Approfittando dei microfoni di Tempi per rivendicare la paternità del gran gol dell’olanedese

Non è nato in qualche vivaio per giovani campioncini dell’Olanda, né tantomeno sul verde sacro dell’Old Trafford. La straordinaria rete con cui Robin Van Persie ha aperto la goleada degli Oranje sulla Spagna è nata in Italia, più precisamente su un campo di Mestre anni e anni fa. Sorride nel pensarci Giovanni Zambon, 30 anni responsabile di produzione di una grossa azienda veneta di occhiali: è lui che ha indovinato il secondo profilo del campione misterioso di tempi.it, quello del brasiliano Jo, e approfitta del microfono offertogli per rivendicare la paternità del pallonetto di testa in volo d’angelo del fuoriclasse del Manchester United. Appena venerdì ha rivisto la rete dell’olandese Giovanni non ha potuto fare a meno di andare indietro col pensiero a quegli anni magici in cui disputava un campionato a sette del Csi in Veneto. Gli sembra di rivedere ancora quella palla: «Arrivava da sinistra, era un po’ lunga. Allungai il collo e mi lasciai andare: e così scavalcai perfettamente il portiere».

DAI CAMPI A 7 A QUELLI A 5. Poco importa se all’epoca Giovanni era un ragazzino – si dipinge lui – discretamente cicciottello, e il suo volo fu tutt’altro che leggero, più simile ad un goffo volo alla Dida degli anni peggiori che alla rete di Van Persie. Giusto portare avanti la memoria di quel gesto per un ragazzo che poi dal calcio giocato ha avuto poco: più fiato che gambe, più legna che fioretto, ha smesso con la polvere dei campi a 7 degli oratori non appena ha iniziato al liceo. Si è dato al calcetto, ma il feeling con l’erba sintetica è durato poco: Giovanni ha portato avanti la passione giusto per giocare qualche sera con gli amici, nulla di più. Lasciando di quella rete da antologia soltanto qualche ricordo sbiadito, eredità trasmessa oralmente come nelle migliori leggende calcistiche.

LA FAMIGLIA NUMEROSA. Ma la storia di Giovanni è anche quella di ragazzo che una squadra l’ha sempre avuta in casa: la sua famiglia. È il terzo di dieci figli, 6 maschi e 4 femmine: se non era per l’età troppo diverse c’erano tutti i presupposti per costruire un club, per lo meno di calcio a 5. E nonostante sia giovane, è già papà di due figli: non intende inseguire però i record dei suoi genitori, al sogno di un club famigliare preferirebbe una squadra più ridotta sufficiente per giocare qualche partita al calcetto da bar. Che spettacolo però essere in tanti in questi giorni di Mondiali: «A vedere l’Italia eravamo in 8: alcuni fratelli coi coniugi, più alcuni cugini. Grazie alla Coppa del Mondo sto riscoprendo l’amore per il calcio, dopo che le squadre di club ho smesso di seguirle per i troppi scandali: ormai non si capisce quanto c’è di vero, e tutto è ridotto a gossip». Una simpatia però ce l’ha ed è la Juve (a proposito di scandali…), e se c’è un giocatore cui continua a ispirarsi è Andrea Pirlo. «Ma non per il modo di giocare, ormai ho smesso. In azienda faccio il responsabile della produzione, che è un po’ un lavoro di regia…».