Previati potenza di uno sguardo

La classe (umana) va in paradiso. Invito alla scoperta di un pittore non clericale, ma religioso (e scandaloso per la bella époque) in mostra a Milano, Palazzo reale

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Vale la pena di andare a vedere a Milano la bella, interessante mostra antologica dedicata a Gaetano Previati, artista a cavallo fra Otto e Novecento assai popolare in vita e oggi pressoché sconosciuto. La rassegna, ospitata a Palazzo Reale fino al 29 agosto ’99, è organizzata dal Meeting per l’Amicizia fra i popoli in collaborazione con Regione Lombardia e Comune di Milano: una sede prestigiosa che consente alla kermesse di uscire per la prima volta dal tradizionale ambito riminese, proponendo un centinaio fra dipinti e disegni di un autore ferrarese per nascita (1852), ma milanese per adozione artistica e sentimentale.

Con studio in via Cappellari, affacciata sul Duomo, Previati fu artista borghese e anticonvenzionale, interprete e testimone dell’Ottocento romantico al tramonto e al tempo stesso profeta geniale del grande Novecento che si spalancava. Fu indiscutibile avanguardia per moltissime intuizioni di cui gli saranno debitori i grandi del nostro secolo: e Boccioni e De Chirico lo riconobbero maestro.

La mostra di Palazzo Reale, curata da Fernando Mazzocca, è fedele testimone del suo percorso artistico e umano: ci sono i ritratti fatti in gioventù agli amici pittori di Brera (Mentessi, Campi) e fidanzata (un bellissimo quadro con autoritratto, “Aurora”, 1884). Fin dagli esordi Previati si segnala per i grandi quadri di genere storico: si vedono qui – fra gli altri – il celebre (ai suoi tempi, e molto ammirato) “Gli ostaggi di Crema” (1879) con cui vinse il premio Canonica di Brera. Sono quadri intensi, suggestivi, spesso melodrammatici che piacquero anche a Verdi.

Ma è con “Maternità”, del 1891, che Previati fa il grande salto: l’artista presenta alla I Triennale di Brera questa grande tela, appassionata, realizzata in perfetto stile divisionista a piccole, luminose pennellate. Lo espongono accanto alle “Due madri” di Segantini e si scatena il putiferio. Le cronache raccontano che il pubblico si sganascia davanti alla rappresentazione della Madre china sul neonato circondata dagli Angeli che la contemplano: e i critici stroncano l’opera, contestando con asprezza sia il contenuto (“simbolico”, in un’epoca di realismo imperante in arte e in letteratura) sia l’innovativa, luminosa tecnica divisionista.

Si guardi oggi “Maternità” con attenzione. La Madre e ogni mamma che guardi suo figlio coincidono: per nulla clericale, profondamente religioso, lo sguardo dell’artista coglie e comunica un autentico senso del mistero.

La diatriba su “Maternità” durò un decennio e se procurò a Previati soprattutto nemici, gli spalancò altresì le porte della notorietà: ed ecco i grandi quadri sia di soggetto sacro (“La Madonna dei gigli”, 1893; “I Re Magi”, 1892; “Le Marie ai piedi della croce”, 1897) sia di argomento profano legati a miti della tradizione popolare (si vedano nella stessa sala le due versioni di “Paolo e Francesca” e il ciclo di “Ugo e Parisina”, 1913). Vicende umanamente dolenti guardate sempre con sguardo commosso.

Un’autentica scoperta per la maggior parte dei visitatori si rivelano le sale dedicate alla grafica: in mostra le illustrazioni dei racconti di E.A.Poe, in cui Previati dà libero sfogo alla sua vena più giovanilmente onirica, orrorosa, compiaciuta di scene estreme e quelle per “I promessi sposi”, che l’editore Hoepli pubblica a fascicoli fra il 1897 e il 1900: da guardare “Il tentativo di matrimonio” e le scene cittadine della peste.

La mostra prosegue il suo percorso: belle le sale con i grandi cicli decorativi, decadenti e fascinosi, da vero maestro del genere (D’Annunzio reclamò i suoi dipinti per il Vittoriale). Ed ecco dunque in mostra le predilette tele di grande formato delle decorazioni eseguite nel 1908 e oggi -come voleva il Vate- conservate al Vittoriale degli Italiani di Gardone. Sono figure femminili sinuose, allacciate in un abbraccio di danza, rese eteree e leggiadre dalla tecnica divisionista a filamenti caratteristica dellíarte previatesca (“Notturno” o “Il silenzio”, 1908; “Armonia” o “Sinfonia”, 1908).

Chiude la mostra il ciclo commissionato dalla Camera di Commercio di Milano con la eroica, positiva rappresentazione del progresso, che ha fatto parlare di una vera e propria “epica” previatesca: (le vie carovaniere del deserto, il canale di Suez, il traforo delle Alpi e la Ferrovia del Pacifico). Previati muore a Lavagna nel 1920.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •