Sostenere Kiev senza toccare gli asset russi è la scelta giusta. Ora l'Ucraina avrà i fondi per non capitolare e per portare avanti i durissimi colloqui con Mosca
L'incontro a Varsavia tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il premier polacco Donald Tusk dopo il Consiglio europeo (foto Ansa)
La macchina della retorica, in Europa e non solo, non si ferma mai. E così all'indomani del Consiglio europeo, che ha deciso di prestare 90 miliardi all'Ucraina senza però intaccare gli asset russi congelati in Belgio, è tutto un parlare di pavidità e fallimento.
Soldi o sangue
Il più citato dalla stampa è il premier polacco Donald Tusk, che si è esercitato in una modernizzazione dell'aut aut draghiano: «Preferiamo la pace o il condizionatore acceso?». Tusk l'ha messa giù così: «La scelta è semplice: o i soldi oggi o il sangue domani. E non parlo solo dell'Ucraina, ma anche dell'Europa».
Parole che hanno fatto breccia nel cuore di molti, ma non in quello di tutti. Grazie soprattutto all'opposizione di Italia e Francia, alla fine tra i Ventisette ha vinto una linea pragmatica, in grado di perseguire gli obiettivi strategici dell'Ue, senza però rischiare troppo. Il premier belga Bart De Wever l'ha spiegata così: «È chiaro che molte persone non hanno apprezzato l'accordo. Volevano punire ...
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