Pregi e difetti del finanziamento pubblico del cinema
Il bell’articolo di Filippo Cavazzoni, dedicato alle politiche dello Stato nel sostegno al cinema, ha suscitato in me – impegnato da tempo ad analizzare le conseguenze del finanziamento pubblico sul contenuto e sulle forme del cinema italiano – sentimenti ambivalenti. Una reazione che potrei sintetizzare con la folgorante risposta di un calciatore degli anni Ottanta al microfono di un giornalista: «sono completamente d’accordo a metà col mister».
Vado al dunque. Sono completamente d’accordo sull’analisi di fondo relativa all’impatto che le politiche di sostegno hanno avuto e stanno avendo sulla nostra cinematografia. E sono anche d’accordo sul fatto che, in astratto, un’agenzia esterna al sistema potrebbe gestire le cose con più efficacia di quanto non accada ora, nel momento in cui la distribuzione delle risorse è affidata per metà a meccanismi automatici e per metà alla Direzione Generale per il Cinema (cioè al Ministero della Cultura). Ma, appunto, sono d’accordo in astratto perché, in concreto, le cose mi sembrano molto più complicate di così.
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